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Viterbo – (sil.co.) – Giornata no, ieri, per il collegio, costretto a rinviare, per ragioni diverse, tra cui la diversa composizione della terna giudicante, una serie di processi importanti.
Rapina da Bracci. Imputati una delle due donne che il 14 marzo 2018 fecero da palo ai rapinatori e i presunti mandanti del colpo, ovvero il boss calabrese di mafia viterbese Giuseppe Trovato e il presunto complice campano Antonio Loria. A novembre dovrà essere nominato un nuovo perito per procedere alla trascrizione dal dialetto casertano delle intercettazioni che avrebbero incastrato il ristoratore Antonio Loria e l’allora titolare di tre compro oro Giuseppe Trovato.
Protesi acustiche col trucco. Rinviata a dicembre la discussione dell’ex otorino della Asl che avrebbe utilizzato i timbri e i ricettari dei colleghi dopo la pensione per prescrivere protesi acustiche ai suoi pazienti, veramente sordi, quindi aventi diritto al contributo del sistema sanitario. L’imputato, difeso dall’avvocato Giovanni Labate, ha anticipato che non si sottoporrà a esame, ma depositerà spontanee dichiarazioni scritte.
Minacciati per debito droga figlio. Rinviata a marzo dell’anno prossimo la discussione per sentire un carabiniere, ieri assente, che potrebbe rivelarsi decisivo per tre imputati di estorsione aggravata. Il 10 maggio 2021 il terzetto si sarebbe recato nella casa di Vetralla della famiglia e avrebbe minacciato i genitori per un presunto debito di droga di 800 euro del figlio: “Se non pagate, lo uccidiamo, gli spariamo”.
Carabiniere picchiato a sangue in discoteca. Nonché accusato falsamente di avere violentato una ragazza. Era la notte tra il 28 e il 29 gennaio 2024 e a processo sono finiti tre ventenni, uno dei quali già condannato con l’abbreviato a 3 anni di carcere. Il militare, un 24enne parte civile con l’avvocato Paolo Delle Monache, avrebbe dovuto essere sentito ieri. Ma a causa della diversa composizione del collegio, la testimonianza è slittata a data da destinarsi. Si saprà a novembre, quando saranno calendarizzate le prossime udienze del processo.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
