Viterbo – Tra pittura, tufo e acque termali: la Tomba Oceane rinasce come porta archeologica di Viterbo.
Alle porte della città, lungo la strada Bagni, tra sorgenti termali e antiche vie cave, un piccolo sepolcro romano sta tornando alla luce. È la Tomba Oceane, che fa parte dell’ampia necropoli di Poggio Giudio e costituisce l’unico esempio di tomba dipinta di epoca romana dipinta esistente nel territorio suburbano della città di Viterbo. Oggi la tomba è oggetto di un importante progetto di restauro, conservazione e valorizzazione promosso dalla soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la provincia di viterbo e l’etruria meridionale.
Tomba Oceane – La presentazione del progetto di restauro – Beatrice Casocavallo
Ieri, sabato 27 settembre, nell’ambito delle Giornate Europee del Patrimonio, presso il centro culturale Valle Faul – Fondazione Carivit, si è tenuta la conferenza di presentazione del progetto, che coinvolge una rete di soggetti istituzionali e scientifici a livello nazionale e internazionale.
Ad aprire i lavori è stata Beatrice Casocavallo, archeologa della Soprintendenza, che ha inquadrato l’intervento all’interno di una più ampia strategia di recupero territoriale: “Siamo in una zona di fondamentale importanza per la storia di Viterbo. Le mappe del Catasto Gregoriano mostrano chiaramente la centralità del Bullicame e dei percorsi d’acqua che entravano in città. Le vie cave, nate in epoca etrusca, oggi sono inglobate nella moderna urbanizzazione: il nostro obiettivo è restituire coerenza a questo sistema culturale e paesaggistico”.
La Tomba Oceane, interamente scavata nel tufo, prende il nome da un’iscrizione rossa ancora visibile sulla parete di fondo della camera funeraria: “Oceane”, un nome dipinto, fragile e potente, che ha attraversato i secoli. Attorno a questo segno si costruisce oggi un progetto che vuole ridare voce e forma a un luogo silenzioso, restituendogli dignità e leggibilità.
Tomba Oceane – La presentazione del progetto di restauro – Beatrice Casocavallo, -Federica Celloni, Sara Pascucci e Mariangela Santella
L’intervento, come ha spiegato l’architetta Federica Cerroni, è stato finanziato con 400.000 euro dal ministero della Cultura, e si articola in due fasi: “La prima riguarda il restauro della tomba e dei frammenti pittorici conservati alla Rocca Albornoz; la seconda interesserà il fronte roccioso e il recupero della via cava”.
Al tavolo dei relatori anche Sara Pascucci, della Sups (Scuola universitaria professionale della Svizzera Italiana, che ha illustrato il progetto di tesi di laurea in Conservazione e Restauro dedicato proprio alla Tomba Oceane: “L’obiettivo iniziale era mettere in sicurezza un monumento compromesso. I lavori, iniziati a metà giugno, stanno permettendo un recupero strutturale e pittorico graduale, ma promettente”.
Tomba Oceane – La presentazione del progetto di restauro – Beatrice Casocavallo, -Federica Celloni, Sara Pascucci e Mariangela Santella
A conferma della complessità tecnica dell’intervento, è intervenuta anche Mariangela Santella della Società Konservazione Beni Culturali, con sede a Roma:
“La tipologia ipogea presenta problematiche di degrado molto specifiche, che richiedono competenze specializzate. Il microclima, in particolare, è un fattore determinante per la conservazione delle pitture murali”.
Il progetto si avvale inoltre della collaborazione con la direzione Musei Lazio e la direttrice del Museo della Rocca Albornoz, Sara De Angelis, dove sono custoditi i frammenti originali di intonaco dipinto, prelevati negli anni Settanta. Uno degli obiettivi è proprio la loro ricollocazione, per restituire unità all’apparato decorativo.
Viterbo – L’area archeologica di Poggio Giudio
È un progetto a più mani, guidato dalla Soprintendenza ma costruito attraverso un dialogo continuo tra università, enti museali e specialisti della conservazione: la Supsi, l’Università della Tuscia, la Società Konservazione, la Direzione Musei Lazio e il Museo della Rocca Albornoz. Una sinergia che unisce ricerca, tutela, restauro e narrazione.
Non solo conservazione, ma anche restituzione culturale e paesaggistica: la Tomba Oceane non è solo un reperto da proteggere, ma un luogo di racconto, un punto di accesso alla Viterbo più profonda.
Un piccolo spazio ipogeo, una scritta rossa, il respiro del tufo. La Tomba Oceane è destinata a diventare un simbolo di quella Viterbo invisibile, fatta di strati, silenzi e tracce.
E oggi, finalmente, torna a parlare.
Patrizia Prosperi





