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Viterbo – Ci siamo. I facchini di Santa Rosa sono pronti per il secondo trasporto di Dies Natalis, la creatura di Raffaele Ascenzi che si prepara ad attraversare la città.
Ma prima di portarla in trionfo per le vie del centro, si preparano al convento dei Capuccini, nel Boschetto, dove mangiano, scherzano, passano un ultimo momento con le famiglie e i loro figli e sistemano la loro divisa: la fascia rossa intorno alla vita, il fazzoletto bianco in testa e il ciuffo che “accapezzeranno” a breve per attutire il peso della macchina di Santa Rosa.
Al convento dei Cappuccini sono arrivati dopo il tradizionale giro delle sette chiese. A seguirli anche le telecamere della Rai, con Peppone. Il ritiro è il momento in cui rifocillarsi e mettere a punto gli ultimi dettagli tecnici.
Quest’anno ad incoraggiarli, non c’è stato il capo facchino Luigi Aspromonte e nemmeno il presidente del sodalizio dei Facchini di Santa Rosa, Massimo Mecarini, entrambi convocati in Prefettura.
Vicepresidente del sodalizio dei Facchini di Santa Rosa Massimo Corinti ha dato l’incoraggiamento ai suoi uomini: “ porteremo la macchina di Santarosa a casa”.
Carica e adrenalina ci sono. I facchini sono pronti. Gli uomini di Rosa si apprestano a percorrere a ritroso il percorso della macchina di Santa Rosa accompagnati, come da tradizione, dalle note di “Quella sera del tre” eseguita dalla banda di Vejano.
La città li sta aspettando per incoraggiarli.
Il vescovo li attenderà in chiesa a San Sisto per la benedizione in articulo mortis poco prima del fatidico “Sollevate e fermi”.
Elisa Cappelli


