Viterbo – “Il momento più emozionante quando, andando a San Sisto, arrivati a piazza Fontana Grande, vedi la macchina e pensi: ora devo portarla giù”. Maurizio Tombolella, facchino di santa Rosa dal 2005, qualifica ciuffo, e componente del direttivo del sodalizio dei facchini di santa Rosa, associazione nata nel 1978, si racconta.
La vestizione del facchino Maurizio Tombolella
Si prepara per il suo ultimo trasporto, con accanto i due figli, Ginevra e Giacomo, che sono stati bocciolo e mini facchino. Un rito quello della vestizione che costituisce parte della vita di un facchino. Si rimane colpiti e affascinati dai gesti di Maurizio, mentre scherza con i figli, con Giacomo che lo aiuta a mettere la fascia e Ginevra a infilare bene la camicia.
La vestizione del facchino Maurizio Tombolella
Sul comò in camera da letto la foto incorniciata con papa Francesco; al primo piano uno spazio tutto dedicato alla macchina di santa Rosa, con alcuni bozzetti, le rose rosse, e, in bella vista, il ciuffo n.54.
Maurizio scherza, sorride, racconta aneddoti. “Oggi pomeriggio al boschetto mangeremo cose leggere; tanti anni fa c’era chi portava la paiata, chi le fettine panate, chi ancora le fettuccine, il pollo alla cacciatora, i boccioli di vino: adesso no. Forse avevano un altro metabolismo. Adesso le cose sono cambiate, anche se il 90% di noi c’ha la pancia”.
La vestizione del facchino Maurizio Tombolella
“È importante non appesantirci – continua Maurizio – soprattutto per le corde e le leve. Senza di loro la macchina non si porta”. Giacomo e Ginevra seguono il loro papà, che racconta che “un altro momento emozionante, che da’ senso a tutto, perché loro sono la mia vita, eccoli tatuati qui ( mostra l’interno delle braccia con i loro nomi), è quando al corso in una delle soste li abbraccio. Mi tocca cercarli eh…perché mica si mettono insieme, ma alla fine li trovo”.
La vestizione del facchino Maurizio Tombolella insieme ai figli Giacomo e Ginevra
È tutto pronto, si è fatta l’ora di uscire per il giro delle sette chiese, a cui seguirà il ritiro al “boschetto”, presso il convento dei Cappuccini, e poi sarà il momento più atteso dell’anno.
È tutto pronto, c’è tutto, anzi no: “Giacomo prendi un po’ un Aulin? Un Aulin serve sempre – scherza Maurizio – anzi prendine due, dovesse servire a qualche compagno”. Perché i facchini di santa Rosa questo sono, fede forza e volontà. E tanto cuore. Fino all’ultimo.
Irene Temperini
La vestizione del facchino Maurizio Tombolella
La vestizione del facchino Maurizio Tombolella
Il facchino Maurizio Tombolella e i figli Ginevra e Giacomo






