Orte – (b.b.) – Un casello ferroviario trasformato in casa. È qui che, da dieci anni, vivono Italo Bertin e sua moglie, entrambi invalidi. Lui al 100%, in chemioterapia, lei con un’invalidità al 75%. Una vita fatta di difficoltà, tirata avanti con appena 300 euro al mese di pensione e con i pochi soldi che la donna riesce a guadagnare facendo le pulizie a Roma, tre o quattro ore alla settimana.
Orte – Sfrattati dal casello ferroviario
“Il 30 luglio ci hanno comunicato lo sfratto esecutivo – racconta Italo -, e sarà effettivo il 12 dicembre. Non so davvero dove potremmo andare. Abbiamo paura di finire per strada. Qui abbiamo la residenza, le utenze, tutto intestato a noi. Non ci possiamo permettere di prendere in affitto un appartamento, sarebbe impossibile con i nostri redditi”.
Orte – Sfrattati dal casello ferroviario
Una paura che cresce ogni giorno, con l’avvicinarsi della data fissata per lasciare l’alloggio. “Ho scritto al sindaco – spiega ancora -, chiedendo una casa popolare. Abbiamo fatto diverse domande, ma non abbiamo avuto risposta. Spero che qualcuno possa intervenire, altrimenti finiremo davvero in mezzo alla strada. Siamo disperati”.
Orte – Sfrattati dal casello ferroviario
Italo e la moglie hanno trasformato il casello ferroviario in una casa. Quattro mura modeste, ma che hanno rappresentato un rifugio certo. Ora quella certezza rischia di sgretolarsi.
Orte – Sfrattati dal casello ferroviario
“Non abbiamo alternative – ribadisce -. Non posso permettermi un appartamento e nemmeno spostarmi altrove. Mia moglie lavora poche ore, io vivo con la mia pensione di invalidità. Chiediamo solo un aiuto, una casa dove poter stare senza la paura di restare all’aperto”.



