Viterbo – Traffico di armi dalla Svizzera, condanna definitiva a un anno e 10 mesi di Baris Boyun. Oltralpe il boss di mafia turca avrebbe avuto il suo arsenale.
Mafia turca – A Viterbo la cattura del boss Baris Boyun
È stato bocciato dalla cassazione lo scorso 20 febbraio il ricorso del 41enne turco arrestato il 22 maggio 2024 a Viterbo, mentre si trovava ai domiciliari a Bagnaia proprio per detenzione illegale di armi, nella fattispecie una pistola Glock con 17 cartucce.
Si tratta del passo falso che lo ha poi portato dietro le sbarre. Boyun – arrestato il 19 gennaio 2024 in seguito al fermo del 5 ottobre 2023 a Como – aveva ottenuto i domiciliari col braccialetto elettronico a Crotone, da dove è stato trasferito a Viterbo in fretta e furia il 21 marzo 2024, in seguito a un attentato contro la sua abitazione, la cui porta è stata colpita con cinque colpi di pistola. Nel braccialetto era nascosta la cimice che lo ha tradito.
Nei guai è finita anche una delle due donne del boss, Ece Boyun, pure lei arrestata nel blitz di Viterbo e chiamata in patria “lady mafia”. È stata accusata in concorso con il marito detenuto ai domiciliari in quanto “deteneva e portava illegalmente in luogo pubblico, trasportandola occultata in un vano all’interno dell’autovettura Toyota Rav 4 con targa belga, la pistola marca Glock mod. G21 cal.45 e relativo munizionamento (17 cartucce cal.45), arma comune da sparo, perfettamente funzionante”.
Mafia turca – Il boss Baris Boyun e la moglie Ece
Si è inoltre proceduto separatamente per altri quattro turchi accusati di detenere illegalmente e introdurre clandestinamente in Italia armi dalla Svizzera, trasportandole a bordo di una vettura Honda Hybrid con targa svizzera intestata a cittadino turco residente a Zurigo. Erano la scorta armata del boss.
Furono sequestrate una pistola “Sig Sauer” modello “p230” completa di caricatore contenente 7 cartucce calibro 9 e annesso caricatore contenente 7 cartucce calibro 9 nonché – sull’auto con targa belga di Boyun e consorte – la pistola “Glock” semiautomatica 9×19 avente matricola “KXSC405” completa di caricatore contenente 15 cartucce calibro 9, quest’ultima pure clandestina in quanto copia del mod.19 Gen. Cal.9×19 modificata la canna (24 rigature destrorse ottenute con processo di brocciatura invece che di rotomartellatura).
Tornando alla condanna definitiva, la sentenza di primo grado è stata parzialmente riformata il 16 ottobre 2024 dalla corte di appello di Milano, che ha condannato il boss della mafia turca alla pena di anni uno e mesi dieci di reclusione ed 4mila euro di multa per il reato di cui agli artt. 10, 12 e 14 legge n. 497/1974 accertato il 19 gennaio 2024.
Nelle motivazioni si evidenzia che “l’affermazione del ricorrente circa la contestualità tra l’inizio della detenzione della pistola e il suo porto non è plausibile, ed egli non ne ha consentito alcuna verifica, omettendo di dare indicazioni circa l’identità del venditore dell’arma, l’attività che lo stesso ricorrente svolgerebbe in Trento, ovvero a Milano o a Crotone, come da lui dichiarato, i reali motivi del suo spostamento su Milano”.
Silvana Cortignani

