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Viterbo – (sil.co.) – Abusi sessuali durante i casting, regista condannato ad altri sei anni e mezzo di carcere. Vittima un’aspirante attrice viterbese, ventenne all’epoca dei fatti. A dicembre 2023 gli erano stati già inflitti 11 anni e 9 mesi di reclusione in primo grado per accuse analoghe.
Imputato Claudio Marini, il 53enne originario di Frosinone contro il quale, nell’altro processo, si erano costituite parte civile oltre dieci parti offese. A Roma si sarebbe fatto chiamare Alex Bell, a Milano invece per tutti sarebbe stato semplicemente David. Con il pretesto del provino Marini avrebbe baciato in bocca le aspiranti attrici, palpeggiando seno e glutei.
Alla giovane viterbese, parte civile davanti al collegio del tribunale di Roma con l’avvocato Luigi Mancini, avrebbe detto che il fast food non era un luogo adatto al provino e che se non avesse avuto un esito positivo la responsabilità sarebbe stata la sua, proponendole come location la sua abitazione, con il pretesto di risparmiare soldi per i casting.
La ventenne ha sporto denuncia nel 2020. Dopo un primo provino conoscitivo, il regista l’avrebbe invitata a casa sua per provare a interpretare con lui una scena “hot”. “La forza dell’amore”, “Un gioco pericoloso”, “Miele amaro” i titoli dei fantomatici film che avrebbe dovuto girare.
Finito in carcere la vigilia di Ferragosto 2021 e rimesso in libertà per scadenza dei termini a metà gennaio 2023, l’imputato avrebbe garantito alle aspiranti attrici di farle recitare in film con star di Hollywood. Anche in piena emergenza Covid, prospettando alle vittime partecipazioni a casting di nuovi film da girare non appena terminato il lockdown.
Era il 2019 quando Claudio Marini avrebbe messo in piedi una struttura credibile per selezionare ragazze che avevano il sogno di diventare attrici. Studi associati e uffici professionali per casting, sale d’attesa gremite di gente, una segretaria che si occupava di registrare i nomi, e poi lui, che si “vendeva” come l’uomo incaricato da due società (poi risultate essere inesistenti e non operative) come regista.
L’ulteriore condanna a sei anni e sei mesi di reclusione in primo grado per violenza sessuale, come detto, è stata inflitta al cinquantenne dal collegio del tribunale di Roma.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva.

