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Viterbo – (sil.co.) – Camorra, ergastolano chiede e ottiene la semilibertà per lavorare nel settore della ristorazione tra le province di Viterbo e Roma
Ma la cassazione, su ricorso della procura generale della repubblica presso la corte d’appello dell’Aquila, ha annullato con rinvio l’ordinanza con cui, lo scorso primo aprile, il tribunale di sorveglianza dell’Aquila aveva accolto l’istanza del detenuto 59enne Luigi Costanzo, capozona di Lusciano per conto del clan dei Casalesi, che nel capoluogo abruzzese sta espiando la pena dell’ergastolo.
L’ordinanza è stata impugnata dalla procura generale eccependo, in particolare, che non sono stati valorizzati compiutamente gli elementi evidenziati nel parere negativo della Dda di Napoli del 22 novembre 2024, della Direzione nazionale antimafia del 9 gennaio 2025, dei carabinieri di Aversa e della questura di Caserta,
Al riguardo si evidenzia che Costanzo è autore di quattro omicidi e di due tentati omicidi, che il clan è ancora attivo e che le numerose remissioni in libertà o semilibertà di alcuni affiliati stanno producendo una recrudescenza del fenomeno mafioso e un tentativo di riorganizzarsi come rappresentato dalla questura che ha riferito dell’esplosione di numerosi colpi d’arma da fuoco al centro della città di Casal di Principe, durante lo svolgimento delle elezioni amministrative del 2024.
Ma soprattutto, come si legge nella sentenza del 4 luglio pubblicata il 6 ottobre:”Il tribunale non ha affrontato in modo adeguato il tema dell’attività lavorativa che intende svolgere il condannato atteso che nella relazione della Dda del 22 novembre 2024 si evidenziava che essa veniva espletata in provincia di Viterbo, presso un soggetto gravato da numerosissime segnalazioni di polizia, risultante provenire dalla medesima area geografica in cui il clan dei Casalesi esercita il proprio predominio criminale”.
“Nell’ordinanza impugnata – sottolinea la procura generale – si dà atto che Costanzo lavorerebbe presso una società di ristorazione al confine tra le province di Viterbo e Roma, dove all’interno dello staff vi sono persone gravate da numerosi precedenti di polizia che vanno dai reati contro il patrimonio, reati contro la persona e reati inerenti agli stupefacenti ciò nondimeno il tribunale si ritiene rassicurato dal solo casellario giudiziale dei tre soggetti che risultano pregiudicati per reati non legati al contesto di criminalità organizzata”.
“Il ricorso è fondato”, concludono gli ermellini annullando con rinvio l’ordinanza. “Le carenze argomentative evidenziate – viene sottolineato – richiedono di essere colmate, rientrando nell’ambito valutativo del tribunale di sorveglianza superare la presunzione di collegamenti con la criminalità organizzata, non più assoluta, sulla base degli indici, stringenti e cumulativi, che sono stati introdotti con la nuova regola iuris, e che si sostanziano nella necessità di valutare in concreto il percorso rieducativo del ricorrente e l’assenza di collegamenti, attuali o potenziali, con la criminalità organizzata e con il contesto mafioso”.
