Viterbo – (sil.co.) – “Cercavo un gatto, ho trovato un anziano che mi ha messo le mani addosso”. Quarantenne del lago di Bolsena va a fare un giro in campagna per cercare un gattino da adottare, trova un molestatore settantenne che con la scusa del gatto la invita a prendere un caffè e le mette le mani addosso.
Lago di Bolsena – I carabinieri (foto d’archivio)
“Solo a guardarti, ce l’ho duro”, le avrebbe detto, cercando di baciarla sulla bocca, per poi afferrarle le mani portandosele all’inguine. Non contento, saputo che la donna lo aveva denunciato, avrebbe cercato i suoi familiari, padre e sorella, per farle rimettere la querela in cambio di mille euro.
Parola alla vittima. Il settantenne, residente in un centro del comprensorio del lago di Bolsena, è finito a processo per violenza sessuale davanti al collegio presieduto dal giudice Eugenio Turco, che ieri ha ascoltato la versione della parte offesa, che si è costituita parte civile chiedendo la condanna dell’imputato e il risarcimento dei danni.
Era la mattina del 26 marzo 2024. “Sono uscita in auto per fare un giro in campagna, con l’idea che avrei trovato facilmente un gattino da adottare”, ha spiegato la donna, madre di un bambino. Arrivata al cancello della proprietà dell’imputato, vedendo un anziano coi capelli bianchi, si è fidata: “Senza scendere dalla macchina, gli ho chiesto se avesse un gatto. Lui mi ha detto che semmai aveva un cagnolino, ma che avrebbe chiesto al figlio, invitandomi a scendere e prendere nel frattempo un caffè”.
“Terrorizzata all’idea di rivederlo”. “Abbiamo parlato un po’ delle rispettive famiglie, quindi si è avvicinato e ha cominciato a molestarmi sessualmente”, ha spiegato la quarantenne, le cui crisi di ansia e attacchi di panico si sarebbero aggravate. “Nei giorni successivi è venuto a cercare me e i miei parenti in paese”, ha proseguito, riconoscendolo nel fascicolo fotografico e dicendosi “terrorizzata all’idea di rivedermelo davanti”. Ieri l’imputato non era in aula. Non è chiaro in quale momento, ma la vittima gli avrebbe dato il suo numero telefonico, segnato su un foglietto.
Riscontri dalle telecamere. Al momento della denuncia, i carabinieri avrebbero capito subito chi era quell’uomo sulla settantina coi capelli bianchi. “Abbiamo anche acquisito i filmati della videosorveglianza, trovando riscontro del transito in zona della vettura della parte offesa, negli orari da lei indicati”, hanno riferito in tribunale, spiegando che è stato facile identificare l’imputato.
La prossima volta, saranno ascoltati i familiari della donna.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
