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Viterbo – Situato ormai nel cuore di Viterbo, accanto ad un centro commerciale e circondato da abitazioni, il Cimitero di San Lazzaro, oltre ad essere principalmente luogo di commemorazione dei defunti, è anche un luogo di grande valore storico e artistico. La sua storia inizia nel XIX secolo, quando fu progettato per ospitare le sepolture dei cittadini di Viterbo.
Oggi, il cimitero è un vero e proprio museo all’aperto, con opere d’arte di grande pregio e testimonianze storiche che raccontano la vita e la morte degli abitanti di Viterbo. Ha scritto Giuseppe Signorelli che in passato quando un cittadino moriva si usava dire scherzando “è andato a trovare Saltafratte” perché il terreno per l’ampliamento del camposanto era stato acquistato da tale Bottaccioli soprannominato “Saltafratte”.
L’ingresso fu progettato dall’architetto Virginio Vespignani e fu portato a compimento nel 1872 con le lapidi apposte sul muro di cinta che recitano: “Non è qui tutto l’uomo, vive altrove la divina favilla”, “Spettacolo della fine di tutti, scuola dei pensieri migliori”, “Al riposo dei morti la pietà cittadina” e “Fra le ruine della morte, si eternano i nomi dei benemeriti”.
Di fronte all’ingresso centrale del cimitero sorge la Chiesa di San Lazzaro, un esempio di architettura neoclassica con colonne in peperino. La chiesa fu progettata e costruita grazie all’impegno del marmoraio locale Luigi Corinti, soprannominato “Falocchetto”, che volle che ognuna delle colonne fosse in un unico pezzo di peperino. All’interno della chiesa, si possono ammirare affreschi del celebre pittore viterbese Pietro Vanni realizzati tra il 1890 e 1895, che rappresentano il trionfo della Croce e la resurrezione di Lazzaro.
Le zone più interessanti del cimitero sono i due riquadri a destra e sinistra del piazzale, appena superato l’ingresso in direzione della Chiesa. Qui si trovano le lapidi più antiche, che raccontano la storia e la vita vissuta degli abitanti di Viterbo. Tra le altre tombe sono quella delle Sorelle Clarisse di Santa Rosa e quella del clero viterbese. Le lapidi sono numerate in ordine crescente partendo dal muro di recinzione del lato Nord, e offrono una visione unica sulla storia e la cultura della città.
I porticati del cimitero ospitano numerose tombe monumentali, tra le quali la cappella di Filippo De Parri, che contiene un bellissimo angelo in bronzo in stile liberty realizzato da Giulio Monteverde. Un angelo androgino con una chiarina in mano. Le altre cappelle, molto importanti dal punto di vista storico e artistico, sono: la cappella Grispigni che contiene un angelo in bronzo realizzato da Costantino Zei, la cappella di Giacomo Polidori con pregiate sculture in marmo realizzate da Parisi di Roma, la cappella Bordoni con due medaglioni in marmo, la cappella Di Maria a forma di piramide, la cappella Bazzichelli con un trittico realizzato dal pittore viterbese Canevari, la cappella dello scultore viterbese Francesco Nagni con una grande scultura in bronzo, la cappella della famiglia Fani che ha le sembianze di una pagoda cinese, la cappella Fatiganti con struttura composta da enormi blocchi di pietra ornata con lavori in ferro battuto, la cappella Grandori eseguita a forma piramidale, e ancora le cappelle Polidori, Mazzaroni, Scerra, Signorelli, Medori e diverse altre tutte pregevoli.
Anche le altre sepolture del cimitero di San Lazzaro sono ricche di simboli e significati. La tomba Del Tavano, per esempio, presenta un’estrema varietà di piante e fiori, ed un gufo in primo piano, simbolo di saggezza e vigilanza. La tomba Leandri, invece, presenta un busto di marmo, un gufo, una clessidra alata e due angeli, simboli di morte e trasfigurazione. Camminando tra le sepolture è possibile ricostruire e tornare con la memoria al nostro passato prossimo perché si incontrano le spoglie mortali di tante persone importanti, che hanno fatto la storia della nostra città: artigiani, commercianti, agricoltori, liberi professionisti, politici, militari, musicisti e tanti altri. Molto commovente un settore dedicato ai bambini morti in tenera età.
Al centro del cimitero di San Lazzaro risalta, fresco di ripulitura, il monumento ai caduti viterbesi, sottratto diverse decine d’anni fa alla centrale Piazza del Teatro, che merita una bella sosta riflessiva sull’utilità delle guerre e sulle tante di vite di giovani ragazzi spezzate. Intorno, disposte in modo circolare, tante croci di marmo bianco, una per ogni militare morto valorosamente, con pannello informativo ormai scolorito e illeggibile.
Anche la parte nuova del camposanto, con ingresso separato di fronte al nuovo centro commerciale, è meritevole di una visita perché raccoglie tombe di persone morte recentemente. Quì una delle prima tombe che si incontrano entrando è quella di “Gajardino”, al tempo Agostino Ragonesi, storico custode del vecchio mattatoio di Via Faul oggi diventato Centro culturale.
Il cimitero di San Lazzaro, dunque, è un luogo che merita di essere visitato. Per mille motivi, Mi raccontava sempre mio padre quando da piccolo lo accompagnavo: “Se visitando il camposanto si incontrano più amici dentro che fuori allora significa che ci stiamo avvicinando al momento di andare a trovare Saltafratte!”. Per questo motivo in vita bisogna essere buoni, pazienti, altruisti e soprattutto amici di tutti. Perché siamo tutti precari, viviamo pro tempore, perché prima o poi dovremo lasciare tutto e di noi rimarrà, per un tempo limitato, soltanto il ricordo nella mente dei vivi e le testimonianze materiali che saremo stati in grado di trasmettere ai posteri.
Il percorso di visita può iniziare dalla Chiesa di San Lazzaro, per poi proseguire attraverso i porticati e le tombe monumentali. Il cimitero offre una visione unica sulla storia e la cultura di Viterbo, e rappresenta un luogo di grande valore artistico e storico.
Silvio Cappelli


