Viterbo – (sil.co.) – Ristoratore vittima di usura con la compagna, falsa partenza per il processo bis scaturito dalle indagini che il 26 aprile 2021 sono sfociate in tre denunce a piede libero e cinque arresti da parte dei carabinieri. Processo che sarà in solitaria per un 45enne accusato di usura in concorso.
Il pm Michele Adragna, titolare del fascicolo
In manette finirono un tatuatore e la moglie, M.B. e M.B., di 46 e 47 anni, un 52enne di Castel Giorgio, C.C. e un albanese di 33 anni, A.L., residente a Terni. Uno dei cinque imputati iniziali, fratello del tatuatore, ha patteggiato una pena definitiva di un anno e otto mesi.
I tre indagati a piede libero per tentata estorsione e estorsione aggravata in concorso sono stati rinviati a giudizio davanti al collegio. Due nel frattempo sono usciti di scena ricorrendo a riti alternativi. Si tratta di un altro fratello del tatuatore e di un trentenne albanese, a sua volta cugino dell’albanese imputato nell’altro processo. Si procede invece in solitaria e col rito ordinario per M.C., 45 anni, originario di Ronciglione, difeso dall’avvocato Giuliano Migliorati.
L’inchiesta del pm Michele Adragna nella primavera del 2021 ha smantellato – come si ricorderà – una presunta banda di otto pericolosi strozzini – cinque arrestati il 26 aprile 2021 e tre indagati a piede libero – arrivati a minacciare un ristoratore viterbese:”Facciamo stuprare tua figlia e la facciamo finire sulla sedia a rotelle”.
“Ti bruciamo il locale”, è una delle minacce rivolte al ristoratore viterbese dal terzetto di strozzini indagati a piede libero, che avrebbero avuto il compito di convincerlo a pagare.
Al centro del secondo processo sempre l’odissea della coppia di imprenditori vittime di usura nel 2020, l’anno della pandemia. Parti civili il ristoratore e la compagna titolare di una pescheria, che ieri non erano però presenti all’udienza, in cui avrebbero dovuto essere ascoltati come parti offese. Se ne riparla a marzo.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
