Vetralla – (sil.co.) – Preziosi dipinti d’antiquariato rubati e messi in vendita da una casa d’asta di Vignanello, si è chiuso in seguito alla morte di entrambi gli imputati il processo per ricettazione a una coppia di coniugi romani che avevano dato il mandato, titolari di un laboratorio di restauro di antichità nella capitale.
Vetralla – Il convento di Sant’Angelo
Le opere d’arte, due quadri fiamminghi e due tele a carattere religioso, recuperate alla fine del 2016 dai carabinieri, erano state rubate nel 2002 e nel 2006, rispettivamente a Vetralla dal convento di Sant’Angelo e da un’abitazione privata a Roma.
I due dipinti rubati ai frati sono stati restituiti al convento, mentre il processo a marito e moglie è entrato nel vivo il 23 aprile 2021 davanti al giudice Roberto Colonnello, per poi passare al giudice Jacopo Rocchi che ieri, appreso dal difensore Matteo Briasco del decesso di entrambi gli imputati, ha decretato il non luogo a procedere per estinzione del reato in seguito alla morte dei rei.
Il valore sul mercato delle opere dei passionisti è stato stimato in oltre centomila euro. Sono due dipinti raffiguranti “San Michele Arcangelo” e la “Madonna con Bambino”, attribuita al pittore Tommaso Conca, importante figura artistica del XVIII secolo.
Quattro anni e mezzo fa fu sentito come testimone, in quanto parte offesa, padre Adolfo Lippi, il quale ha spiegato come il ritrovamento dopo ben 14 anni, fosse avvenuto grazie a un collezionista del posto. “Un commerciante che ha un negozio di abbigliamento a Vetralla – ha detto il religioso – il quale ha riconosciuto i due dipinti trafugati sul volantino di una mostra d’arte che si sarebbe tenuta in un centro della Tuscia. Allora lo abbiamo portato ai carabinieri del comando tutela patrimonio culturale di Roma, che li hanno rintracciati e posti sotto sequestro”.
Il 26 novembre 2021 ha invece testimoniato don Luigi, sacerdote del convento e parroco del paese da 30 anni, tra i primi ad accorgersi del furto. Anche lui, assieme al restauratore che aveva operato sui dipinti negli anni ’80, ha preso parte al blitz del 2 dicembre 2016 a Vignanello, quando i carabinieri del nucleo Tpc coi colleghi della stazione di Vetralla, oltre a sequestrare il “tesoro” dei passionisti, hanno filmato e fotografato gli altri “lotti” messi a confronto con le denunce presenti nell’apposita banca dati, da cui è emersa molta altra “refurtiva” riconducibile agli imputati, presso la cui abitazione e laboratorio di restauro sono state effettuate due perquisizioni il 6 febbraio e il 26 maggio 2017, seguite da ulteriori sequestri delle opere nel frattempo vendute a casa degli acquirenti.
Tra i testimoni il titolare della casa d’aste Eurantico di Vignanello, Pietro Stefani, anche lui del posto, che ha spiegato come avesse ricevuto mandato dall’imputato, fratello di uno dei maggiori restauratori di ceramiche d’Italia.
“L’antiquario-restauratore romano mi chiamò nel suo laboratorio e mi disse che aveva dei dipinti da vendere, in previsione di spese che doveva affrontare per sottoporsi a un intervento chirurgico. I più interessanti erano le due opere risultate poi rubate a Vetralla, tanto che le mettemmo in bella mostra sui tremila depliant stampati per pubblicizzare l’esposizione per l’asta, in programma dall’8 all’11 dicembre 2016, grazie ai quali sono state riconosciute”, ha detto al giudice. A fronte delle opere sequestrate dopo la vendita, Stefani ha risarcito gli acquirenti.
Articoli: Dipinti rubati in vendita alla casa d’aste, contesi tra vittime di furti e acquirenti – Dipinti per oltre 100mila euro rubati al convento di Sant’Angelo, coppia a processo – Recuperate due tele rubate in convento
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
