Un Wellington in volo
Orvieto – Dopo 81 anni identificato il bombardiere inglese che precipitò ad Orvieto nel 1944.
La ricerca storica condotta da Michele Mari, GiovBattista Tomassini e Angelo Moscatelli, con la collaborazione di Giulio Gallinella e Pierfrancesco Furieri, ha permesso di ricostruire l’episodio di guerra che avvenne in località Bagni ad Orvieto dopo un’incursione notturna per colpire degli incroci stradali della zona.
L’abbattimento di questo bombardiere, che avvenne qualche giorno prima del passaggio del fronte terrestre del giugno 1944, è stato ricostruito nel dettaglio riuscendo a ritrovare l’esatto luogo dove si schiantò il bombardiere inglese ed identificare tutto l’equipaggio che morì nell’impatto dell’aereo al suolo.
L’indagine storica è iniziata nel 2023 quando GiovBattista Tomassini è riuscito a trovare un testimone oculare, il signor Giulio Gallinella, all’epoca bambino, che ricordava di un aereo precipitato in località Bagni nel comune di Orvieto.
Da qui il team di ricerca composto da Michele Mari, GiovBattista Tomassini e Angelo Moscatelli è riuscito a ritrovare, grazie alla preziosissima testimonianza di Giulio Gallinella, l’esatto luogo dove l’aereo si schiantò al suolo in una zona impervia in località Bagni.
Grazie ad alcuni resti dell’aereo è stato possibile identificarlo.
Infatti da dei codici impressi nell’alluminio Michele Mari è riuscito a risalire alla nazionalità e al modello di velivolo.
Si trattava di un bombardiere bimotore Vickers Wellington della Royal Air Force inglese.
Questo tipo di aereo venne utilizzato in Italia dagli Alleati per bombardamenti notturni con l’obiettivo di colpire linee ferroviarie e di comunicazione.
Un Wellington in volo
La ricerca storica è così proseguita per poter dare un nome ai membri dell’equipaggio dell’aereo.
Dopo una minuziosa analisi dei rapporti inglesi delle squadriglie della Royal Air Force impegnate in Italia tra il 1943 e il 1944 equipaggiate con i bombardieri Wellington, Michele Mari è riuscito ad identificare l’equipaggio.
Infatti in uno di questi documenti veniva riferito che il pilota neozelandese Lancelot Vernon Davidson morì nella notte tra il 7 e l’8 giugno 1944 con il suo bombardiere Wellington mentre colpiva un convoglio nemico sulla strada che da Orvieto porta a Ficulle, schiantandosi sul crinale di un collina.
L’area corrispondeva esattamente alla zona del crash ritrovata.
Da qui è stato identificato l’aereo e tutto l’equipaggio.
L’aereo caduto ad Orvieto, località Bagni, nella notte tra il 7 e l’8 giugno 1944 era il Vickers Wellington X matricola MF196 “L” del 37esimo Squadron del 205esimo Group della Royal Air Force.
Ecco i nomi del suo equipaggio: Lancelot Vernon Davidson (pilota), Arthur Percy Rudland (mitragliere e operatore radio), Dennis Walter O’Dell (mitragliere e operatore radio), Frederick Thomas Softley (mitragliere), Harold George Whitley (puntatore) e Oswald Loius Charles Whittingham (navigatore).
A parte il pilota Davidson, proveniente dalla Nuova Zelanda, tutti gli altri erano originari dell’Inghilterra.
Grazie alla collaborazione di Pierfrancesco Furieri è stato ritrovata l’esatta ubicazione delle tombe degli aviatori, sepolti nel cimitero di guerra del Commonwealth di Foiano Della Chiana di Arezzo.
Cimitero del Commonwealth di Foiano Della Chiana – La lapide dell’equipaggio del Wellington
Michele Mari è riuscito a ritrovare ulteriori informazioni in merito all’equipaggio.
Il pilota neozelandese Lancelot Vernon Davidson prestava servizio nella forza aerea neozelandese; era originario di Waipawa ed aveva 29 anni.
Invece l’ufficiale pilota Arthur Percy Rudland, mitragliere del Wellington “MF196”, aveva 29 anni ed era originario di Middlesex. È sepolto insieme a Davidson e al sergente Dennis Walter O’Dell.
Quest’ultimo proveniva da Luton ed aveva 23 anni.
Il puntatore Harold George Whitley era originario di Cottisford, aveva 22 anni. È sepolto insieme all’ufficiale pilota Oswald Louis Charles Whittingham, originario di Englefield, e al maresciallo Frederick Thomas Softley.
Cimitero del Commonwealth di Foiano Della Chiana – La lapide dell’equipaggio del Wellington
Inoltre la ricerca storica di Michele Mari ha riportato alla luce la missione dell’aereo e del suo equipaggio tramite i rapporti militari inglesi della Royal Air Force.
Era la notte tra il 7 e l’8 giugno 1944 e per ritardare la ritirata delle truppe terrestri tedesche gli aerei alleati colpivano, di notte e di giorno, strade e ferrovie del centro Italia.
Una formazione di Wellington
Quella notte 34 Vickers Wellington dei Wings 231 e 330 della Royal Air Force colpirono alcuni incroci stradali ad est di Orvieto.
Di questi, quattro velivoli illuminarono l’area del bersaglio, mentre 23 bombardieri sganciarono oltre 50 tonnellate di bombe, tra le quali quattro ordigni “blockbuster” da duemila chili, tra la mezzanotte e mezza e l’una e 42.
Un Lancaster sgancia una bomba “Blockbuster”
Un bombardiere rientrò prematuramente alla base per un guasto meccanico mentre i rimanenti quattro colpirono degli obiettivi occasionali: un ponte e una strada a Baschi, il porto di Porto Santo Stefano e Castiglione della Pescaia.
Vennero lanciati durante l’incursione anche 282mila manifesti di propaganda.
Durante la missione i velivoli incontrarono una forte copertura nuvolosa ma l’obiettivo venne individuato ed identificato: tre bombe da 2mila chili centrarono lo snodo stradale e la linea ferroviaria e venne anche danneggiato il ponte sul fiume Paglia.
La formazione decollò alle 22,50 del 7 giugno 1944 dall’aeroporto di Foggia.
Esattamente dopo 81 anni, è stata ricostruita e riportata alla luce, anche per onorare il sacrificio di questi giovani piloti, la storia del bombardiere inglese e del suo equipaggio che precipitò in località Bagni ad Orvieto.





