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Figlio accusato di dare dello “storpio” al padre invalido e insultare la madre, assolto

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Viterbo – (sil.co.) – Trentenne a processo davanti al collegio per maltrattamenti ai danni dei genitori, che però non lo hanno mai denunciato. Ma il processo è andato avanti per via dell’aggravante del padre invalido. È stato assolto. 


Una pattuglia della polizia di notte

Una pattuglia della polizia


Era il 12 novembre 2021 quando i vicini di casa allarmati dalle grida provenienti da un appartamento del capoluogo, hanno chiamato la polizia. “Quando siamo arrivati, abbiamo capito subito quale appartamento fosse dalle urla”, ha detto un agente. Ma padre e madre, pur rilasciando dichiarazioni, non hanno mai sporto querela, né avrebbero mai manifestato la volontà di incriminarlo.  Il figlio è stato prosciolto lunedì dal collegio, a distanza di quattro anni. 

In aula la madre, una 66enne originaria del Nord Europa sposata con un italiano, che lunedì ha mostrato tutta la sua sorpresa al collegio, mentre veniva interrogata dal pm Michele Adragna sui rapporti suoi e del marito invalido al cento per cento con l’imputato, che avrebbe dato al padre dello “storpio di merda” e dalla “stronza bastarda” alla madre.

I poliziotti hanno trovato il figlio con una mano sanguinante nella camera del padre allettato. “Sentimmo lui e i genitori separatamente, perché ci parvero reticenti. Venne fuori che lui aveva dato dei pugni alla porta, come faceva quando si arrabbiava. Infatti le porte avevano tutte segni di pugni. Già a settembre, inoltre, era intervenuta una volante, per cui si pensò a una escalation di violenza domestica e il pm dispose un allontanamento d’urgenza”, ha spiegato uno degli agenti intervenuti. 

Il figlio non avrebbe mai trattato la madre  come un cane, obbligandola a seguirlo in cucina, mettersi in ginocchio per terra e leccare la ciotola del loro animale. “Si arrabbiava con me perché avevo l’abitudine di mangiare in piedi mentre li servivo e lui non voleva, mi diceva ‘mamma, non sei un cane’ per farmi mettere seduta a tavola con loro”. 

“Mio figlio era cambiato dopo la fine di una relazione durata otto anni e per questo aveva deciso di rifarsi una vita andando in Australia. Se non che, era il 2020, è scoppiato il Covid, per cui è rimasto bloccato a casa nonostante avesse tutti i documenti pronti. Quindi ha provato a lavorare in Francia, ma è tornato. In quel periodo era nervoso, inoltre assumeva dei farmaci che gli davano effetti collaterali, influendo sull’umore”, ha spiegato la 66enne che all’epoca faceva l’infermiera in ospedale.

“Lui voleva solo andare via, mentre io come mamma ero contraria. Capitava che alzassimo la voce, che ci fossero discussioni in famiglia, ma lui non ha mai alzato le mani. Anzi, siccome durante la pandemia capitava che io facessi tardi in ospedale, era lui che si occupava del padre in mia assenza, rimanendo a casa con lui. Si è trattato soltanto di una discussione. E noi non abbiamo mai avuto intenzione di denunciare nostro figlio”. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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