Viterbo – “Quando ho iniziato a partecipare alle attività di Fondazione Cotarella e ne sono diventata parte attiva come volontaria, lo ammetto, un po’ di paura c’era. Ho un passato di disturbi alimentari, e non ero sicura se nuove esperienze in questo ambito mi avrebbero potuto aiutare o meno. Poi ho capito che farmi troppe domande non aveva senso. Solo sentirmi dire da famigliari e amici: “Hai gli occhi vivi da quando sei in Fondazione” mi ha confermato che era la strada giusta. Sono tornata ad avere voglia di vivere ogni minuto di ogni giorno, invece che rinchiudermi in casa con il timore di affrontare il mondo intorno a me. Mi sono sentita di nuovo viva, quindi non poteva che essere la strada giusta, quella che voglio continuare a percorrere sempre più decisa e con più energia. Dal 2021 ho ritrovato la parte di me che avevo dimenticato, la parte di cui ero innamorata… e mi sto re-innamorando, finalmente”.
Questa è solo una delle testimonianze su che cosa significhi essere volontario di Fondazione Cotarella, la fondazione voluta dalle sorelle Dominga, Enrica e Marta Cotarella per contribuire alla lotta contro i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione.
Alcuni volontari della Fondazione al termine di un laboratorio di cucina
Nata nel 2021 e, oggi, operativa in Umbria e Lazio principalmente, è proprio grazie alla presenza di un numero crescente di volontari che Fondazione Cotarella ha potuto ampliare la propria attività di supporto e sensibilizzazione sui DNA anche in altre aree del Paese.
“Chi decide di impegnarsi come volontario nella nostra Fondazione partecipa alle diverse attività messe in campo e ogni contributo, anche se non sempre visibile, è parte integrante del sostegno che offriamo alle persone che affrontano il difficile cammino dei DNA. – spiegano i referenti della Fondazione – Il volontariato in questo ambito richiede empatia, disponibilità e rispetto verso chi sta attraversando una condizione delicata, ma rappresenta anche un’opportunità di crescita e di consapevolezza sul tema dei disturbi alimentari. Nessun obbligo, solo scelte. Il rispetto delle regole, la responsabilità sociale e l’impegno continuo e costante verso il territorio – proseguono – sono i valori che ci ispirano e grazie ai quali siamo riusciti, in questi anni, a costruire, giorno dopo giorno, un rapporto di fiducia con le persone, i ragazzi che soffrono di DNA, i loro familiari, che si rivolgono a noi per un aiuto, i professionisti e le istituzioni che ci affiancano, il mondo della scuola e quanti hanno voluto essere insieme a noi in questa lotta”.
Il volontariato, in un contesto come quello in cui opera Fondazione Cotarella, dove l’unico protagonista è la persona e non la patologia, non è solo supporto. È relazione, ascolto, creatività. È partecipare a laboratori artistici, a progetti educativi e sportivi che mettono al centro la connessione umana. È esserci, con empatia e semplicità, nei piccoli gesti che fanno la differenza. Il volontario, insomma, non è un “assistente” ma un partecipante attivo. Condivide esperienze, idee, emozioni. E, così facendo, costruisce legami. Per molti volontari, è l’inizio di un cambiamento profondo.
Del resto, c’è un momento, nella vita di molti, in cui nasce il desiderio di “fare qualcosa di utile”, di restituire o di mettersi in gioco per gli altri. Ma spesso chi ha iniziato per aiutare finisce per scoprirsi aiutato: dalle relazioni che nascono, dai sorrisi ricevuti, dai gesti semplici ma carichi di significato.
A testimonianza di ciò, le parole di un’altra volontaria di Fondazione Cotarella: “È da poco che ho cominciato a prendere parte, come volontaria, alle attività di Fondazione Cotarella. Inizialmente, ero un po’ dubbiosa, mi bloccavo, non mi vedevo a partecipare ai diversi laboratori che Fondazione propone. Ora, invece, non riesco a immaginare un pomeriggio senza essere a Verdeluce, dove si svolgono le attività della Fondazione. Siamo una piccola famiglia, ho conosciuto e stretto amicizia con persone nuove. All’inizio ero restia a partecipare ai laboratori, sebbene me lo avesse suggerito una mia cara amica. Una volta che ci sei, che “tocchi con mano” l’esperienza, solo allora riesci a vivere il bellissimo clima che si crea e la serenità che quell’esperienza ti dona.”
I disturbi dell’alimentazione sono una delle sfide più significative che la nostra società si trova ad affrontare, perché il fenomeno è in costante crescita, in Italia e nel mondo, e colpisce prevalentemente i ragazzi, minando il futuro delle comunità. Negli ultimi anni, inoltre, già durante la pandemia e soprattutto nel periodo successivo, si è assistito a un abbassamento dell’età di comparsa dei sintomi, già a partire dagli 8/9 anni. I DNA, in Italia, sono la seconda causa di morte tra i giovani, dopo gli incidenti stradali.
Volontari della Fondazione Cotarella
È dunque urgente, oltre che necessario, intervenire anche in termini di sensibilizzazione e prevenzione, non solo sanitari, per frenare il fenomeno.
Per questo, Fondazione Cotarella ha scelto di operare a monte e a valle della fase clinica, nell’ambito della prevenzione e promozione della salute, dell’ascolto e indirizzo, e in quella del reinserimento post cura, con progetti e attività laboratoriali, di educazione scolastica, di informazione e raccolta fondi. In questo ambito ognuno può fare la differenza, in base alle proprie capacità, competenze o semplicemente la voglia di esserci, diventando parte di una rete viva, fatta di ascolto, cura e presenza.
Per ulteriori info: www.fondazionecotarella.com


