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“Da Italo Leali una lezione di coraggio e d’amore per la vita…”

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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Da Italo Leali una lezione di coraggio e d’amore per la vita. L’intervista di Carlo Galeotti a Italo Leali, nell’ambito della manifestazione i Pirati della Bellezza, mi ha colpita nel profondo. C’è in lui una capacità rara: quella di trasformare un sentimento di rabbia in un gesto d’amore, in un movimento che coinvolge gli altri. Tuscia in Jazz for Sla non è solo un evento, ma un modo di guardare la vita. È la dimostrazione che anche dal dolore può nascere bellezza, che la fragilità può diventare energia creativa, che la condivisione può generare forza collettiva.

Pirati della Bellezza - Parla Italo Leali - Antonella Sberna e la rettrice Tiziana Laureti

Pirati della Bellezza – Parla Italo Leali – Antonella Sberna e la rettrice Tiziana Laureti


Italo ha saputo accogliere una condizione difficile e restituirla agli altri come segno di speranza e di condivisione. Ha scelto di non chiudersi, ma di fare della propria esperienza un ponte verso gli altri, un’occasione per costruire comunità. È questo, credo, il segno più alto della sua testimonianza: l’aver trasformato la malattia in un messaggio di vita, in un progetto culturale e umano insieme.

In un tempo in cui tutto sembra correre e consumarsi in fretta, lui ci ricorda che il coraggio più autentico è quello che rallenta, ascolta e trasforma.

Per me, come rettrice, tutto questo ha un significato profondo. L’Università non è solo un luogo di sapere, ma una comunità che apprende anche dall’esperienza, che si forma attraverso la sensibilità, che cresce nel riconoscimento dell’altro.

La conoscenza non è mai sterile se resta umana, e l’umanità non è mai debolezza se si fa conoscenza.

La storia di Italo ci richiama anche al valore della ricerca, che non è solo progresso tecnico ma impegno verso la vita. Le malattie rare, come la Sla, ci insegnano quanto sia importante unire le competenze scientifiche all’ascolto e alla solidarietà. 

L’Università, in questo senso, ha una responsabilità grande: coltivare non solo la conoscenza, ma la cura, intesa come attenzione, come prossimità, come volontà di capire e migliorare le condizioni di chi vive situazioni difficili.

Gli studenti e le studentesse hanno bisogno di incontrare storie come quella di Italo, perché ricordano a tutti noi che la conoscenza non è mai solo nozione o tecnica: è capacità di capire, di accogliere, di prendersi cura. La sua forza ci insegna che non dobbiamo temere la vulnerabilità, ma imparare a trasformarla. Ogni fragilità può diventare una forma di intelligenza, se la si guarda con occhi aperti.

Italo ci mostra che la cultura, la musica, la ricerca, quando nascono da un atto d’amore, possono diventare strumenti di solidarietà e di costruzione comune. C’è più vita in chi sa donare che in chi si chiude per paura di perderla.

Ammirazione è la parola che meglio descrive ciò che ho provato. Ammirazione per chi, pur segnato nel corpo, riesce a guidare, a creare, a far vibrare la musica e la speranza nella nostra terra.

Grazie, Italo, per averci ricordato che la vita può essere piena anche quando cambia forma; che la libertà, anche in condizioni estreme, è una scelta; che la comunità è più forte quando si unisce all’altro.

Tiziana Laureti
Rettrice dell’Università degli Studi della Tuscia


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