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Graffignano – Riceviamo e pubblichiamo – Passeggiando o guidando lungo molte strade della nostra provincia, non è difficile imbattersi in un fenomeno ormai diffuso e preoccupante: rifiuti plastici di ogni genere, spesso sminuzzati da macchine trituratrici appaltate da enti pubblici locali di competenza, che passano senza alcun controllo. Questi macchinari, oltre a trinciare i rifiuti, finiscono spesso per danneggiare infrastrutture stradali fondamentali come cartelli, catarifrangenti e, soprattutto, canaline di scolo.
Il risultato è che le canaline si intasano di plastica e detriti, causando ristagni d’acqua che creano pericoli per la sicurezza stradale, problemi di erosione e danni ambientali difficili da quantificare ma sicuramente elevati. Le plastiche sminuzzate, disperse nell’ambiente, contribuiscono alla microplasticizzazione del territorio, un danno che impatta negativamente e pericolosamente su suolo, acque e biodiversità.
A tutto questo si aggiunge un’altra piaga: la proliferazione di passi carrabili abusivi, creati ogni giorno senza alcun controllo, che complicano ulteriormente la gestione del territorio e la sicurezza delle nostre strade.
Un tempo, la presenza degli stradini sul territorio rappresentava una garanzia di pulizia, manutenzione e controllo costante. Oltre a rimuovere i rifiuti, gli stradini erano un presidio importante contro le irregolarità e il degrado, intervenendo tempestivamente per mantenere le nostre strade pulite e sicure.
Oggi, con la riduzione o la scomparsa di queste figure, assistiamo a una vera e propria involuzione. La pulizia è affidata a interventi sporadici quanto esclusivi, spesso appaltati senza un controllo efficace, e il territorio ne paga le conseguenze.
Va detto però che, se gli stradini fossero presenti oggi, integrerebbero il loro lavoro con le tecnologie più avanzate, diventando ancora più efficienti e meno costosi. L’uso di strumenti digitali per il monitoraggio, droni per la sorveglianza e sistemi di lavoro e di raccolta più moderni renderebbe possibile un controllo capillare e tempestivo del territorio. Per questo lanciamo un appello forte e chiaro: “Ridateci i nostri stradini!”.
Serve un ritorno a una gestione della pulizia più capillare, attenta e responsabile, con personale dedicato che possa non solo pulire ma anche vigilare e tutelare il nostro ambiente e la sicurezza di tutti, sfruttando al meglio le opportunità offerte dalla tecnologia.
Solo così potremo davvero contrastare l’inquinamento plastico, preservare la qualità della vita e garantire la sicurezza sulle nostre strade. Ripartiamo da qua!
Carlo Barbetta
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