Viterbo – (sil.co.) – Mafia turca, nel Viterbese tre pezzi grossi del boss Baris Boyun, non semplice manovalanza, ma veri e propri dirigenti dell’organizzazione, ai cui vertici il capo aveva piazzato una decina di uomini di fiducia. Criminali pericolosissimi, secondo la procura di Istanbul, secondo cui per le attività criminali arruolavano anche minori sui social.
Mafia turca – Il boss Baris Boyun e Bayram Demir
Minorenni “droni kamikaze”. Tra le ultime accuse all’organizzazione criminale guidata da Baris Boyun c’è quella di avere reclutato nuove leve tramite i social. Si parla, nello specifico, di “organizzazione criminale di nuova generazione” e di giovanissimi, tra cui minorenni, usati come “droni kamikaze”. Le nuove contestazioni sono contenute nelle 1121 pagine della procura di Istanbul in cui sono inclusi dettagli sorprendenti relativi alle attività dei sodali del boss arrestato a Viterbo il 22 maggio 2024.
Oltre 300 imputati in Turchia. I processi entreranno nel vivo, in Turchia, tra il 23 febbraio e il 27 marzo 2026. In base alle indagini, il boss 41enne Baris Boyun in Italia avrebbe creato una struttura autonoma, senza il coinvolgimento dei Daltons, dando vita a una nuova organizzazione di cui era il capo, mentre sarebbero stati una decina i dirigenti della nuova formazione. Tre di loro arrestati nel blitz di Viterbo.
Già condannati. Tra la decina di “dirigenti” nominati da Boyun dopo il trasferimento in Italia, per sfuggire all’arresto, Oguzan Duyko, Gultepe Tolga e Bayram Demir, quest’ultimo di 33 anni, residente a Nepi, anche loro arrestati nel blitz dell’anno scorso. Tutti e tre pezzi grossi dell’organizzazione. Duyku è stato condannato a 5 anni e quattro mesi, Tolga che sarebbe stato il responsabile del settore traffico di stupefacenti a 6 anni e otto mesi e Demir a 6 anni di reclusione, con lo sconto di un terzo della pena dell’abbreviato nel processo di Milano in cui è stato condannato a quattro anni il viterbese Giorgio Meschini.
Mafia turca – Da sinistra, Giorgio Meschini, Baris Boyun e Bayram Demir
Minori agganciati sui social. La maggior parte dei nuovi membri selezionati tramite social sarebbero stati giovani di età compresa tra 15 e 20 anni, agganciati attraverso giochi per computer e reti criminali presenti su Internet. Secondo l’accusa, l’organizzazione avrebbe agito utilizzando dirette social, canzoni e clip nonché attraverso “operazioni simpatia” finalizzate al reclutamento.
Uomo di fiducia in carrozzina. Di Demir “il nepesino” circola una foto in cui è ritratto con Boyun. Il 33enne, che si trova sulla sedia a rotelle per un incidente -sparatoria, avrebbe considerato in parte responsabile il boss, nonostante continuasse a lavorare per lui. “Soggetto di sicuro spicco nel gruppo criminale – si legge di lui nell’ordinanza del 2024– viene addirittura additato come possibile capo di una fazione avversa a Boyun e con incarichi di rilievo nel gruppo criminale, del quale evidentemente condivide gli obiettivi terroristici”.
Droga e armi in Italia. Demir sarebbe stato tra gli “addetti” al trasferimento e alla sostituzione in Italia di ingenti quantitativi di denaro derivante dalle attività illecite, in particolare dal traffico di droga, estorsioni e armi. A proposito di armi, il 28 marzo 2024 è stato arrestato sulla A24 all’Aquila con l’accusa di traffico di armi da guerra, in seguito al ritrovamento all’interno del Mercedes Pickup con targa svizzera a bordo della quale viaggiava con altri due connazionali, occultate nel retro del vano porta oggetti, dietro una staffa saldata artigianalmente di guisa da realizzare un doppio fondo, ovvero due pistole semiautomatiche complete di caricatori, per un totale di 27 cartucce calibro 9×19 Luger.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

