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Market dello spaccio in casa, domiciliari al capo-pusher in carcere perché senza corrente

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Vetralla – (sil.co.) – Operazione “Nigeria”, prosegue il tira e molla “casa-carcere” del quarantenne italiano di Vetralla considerato il capo di una banda di cinque pusher nigeriani coi quali avrebbe messo su un vero e proprio supermercato della droga casalingo, per un giro di affari da 200mila euro. 


Vetralla - Smantellato dai carabinieri market della droga

Vetralla – Smantellato dai carabinieri market della droga


Il quarantenne è finito una prima volta in carcere lo scorso 10 aprile coi presunti complici, ottenendo i domiciliari il 7 luglio dopo avere patteggiato tre anni di reclusione. Il 23 luglio è stato riportato a Mammagialla dai carabinieri in seguito all’aggravamento della misura scattato perché la sua abitazione è risultata priva dell’allaccio alla rete elettrica, quindi in condizioni igienico-sanitarie non idonee alla detenzione. Ora i difensori Luca Ragonesi e Marco Valerio Mazzatosta hanno nuovamente ottenuto il via libera ai domiciliari. 

Secondo le indagini, coordinate dalla pm Paola Conti, il sestetto avrebbe gestito un fiorente traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina ed eroina. Gli arrestati, nella maggior parte dei casi, risiedevano per l’appunto all’interno di un’abitazione fornita proprio dal quarantenne, che fungeva da base operativa per le attività di spaccio. Hanno patteggiato anche i cinque presunti pusher alle sue “dipendenze”, condannati a due anni e otto mesi di reclusione ciascuno. 

In base a quanto emerso dalle indagini, il gruppo criminale, in un breve periodo, avrebbe realizzato un provento di oltre 200mila euro, frutto della vendita di alcuni chilogrammi di cocaina ed eroina.

Gli arrestati avrebbero fornito quotidianamente droga a un elevato numero di clienti. L’attività illecita sarebbe stata caratterizzata principalmente dalla vendita di cocaina, accompagnata da una significativa disponibilità di eroina, acquistata incessantemente da tossicodipendenti che non avrebbero esitato a recarsi presso il punto vendita, talvolta portando con sé i propri figli, alcuni dei quali così piccoli da essere trasportati nei passeggini.

L’organizzazione di questo gruppo, nella sua apparente semplicità, secondo gli investigatori si sarebbe rivelata altamente efficace. Ogni membro avrebbe partecipato attivamente alle operazioni di consegna delle sostanze stupefacenti, utilizzando diverse modalità per soddisfare le richieste dei clienti, che comunicavano le loro necessità tramite segnali convenzionali o telefonate, rendendo così il sistema di spaccio immediato e accessibile.


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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