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Il tribunale di Viterbo – Veduta dall’alto |
Soriano nel Cimino – (sil.co.) – Una giovane paziente si suicida presso una clinica di Soriano nel Cimino, a processo per omicidio colposo davanti al giudice Ilaria Inghilleri il direttore sanitario nonché psichiatra privato della vittima.
Secondo l’accusa, avrebbe sottovalutato i segnali di allarme che hanno preceduto la tragedia avvenuta il 27 dicembre 2020. Sono stati invece prosciolti dal gup Giacomo Autizi il direttore amministrativo e una psicologa della struttura.
Qualche mese prima, la giovane sarebbe stata già ricoverata e dimessa dalla clinixa, dove sarebbe stata molto agitata nei giorni dal 25 al 27 dicembre 2020, secondo le annotazioni sul diario clinico di due infermieri, che avrebbero contattato più volte il medico per avvisarlo.
Lo stesso avrebbe fatto il padre della giovane, anche lui medico, esternandogli le sue preoccupazioni per i messaggi e le telefonate ricevute in quei giorni dalla figlia.
Il 26 dicembre, in particolare, il genitore avrebbe inviato al medico un messaggio telefonico, alle ore 10,49, per dirgli: “Non la sento tranquilla, è molto sofferente, ha bisogno di parlare con un suo terapeuta, credo che un colloquio debba farlo, le chiedo di aiutarla in queste ore, io non ho gli strumenti per farlo, grazie”.
Nel corso delle indagini è inoltre emerso che il medico avrebbe anche omesso di annotare in cartella clinica – in occasione del ricovero del 6 novembre 2020 – una specifica anamnesi e storia clinica pregressa con l’indicazione, in particolare, dell’episodio relativo al tentato suicidio avvenuto nel mese di ottobre del 2020 presso la sua abitazione, nonché di allertare il personale medico ed infermieristico a porre una maggiore attenzione nei confronti della giovane paziente, senza prescrivere idonea terapia farmacologica.
Al processo, si sono costituiti parte civile il fratello e la sorella della vittima, assistiti dall’avvocato Roberto Borgogno, e i genitori, assistiti dall’avvocato Amedeo Centrone.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
