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Rapina finita nel sangue in macelleria, confermati 12 anni di carcere

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Nepi – (sil.co.) – Colpo finito nel sangue in una macelleria di Nepi, era il 29 agosto 2023 e ieri è sta confermata in secondo grado la condanna a 12 anni di carcere per tentata rapina e tentato omicidio aggravati inflitta il 15 ottobre 2024 dal collegio del tribunale di Viterbo a Angelo Gentili, pluripregiudicato 31enne  di Civita Castellana.


Nepi - La macelleria tabaccheria di Giancarlo Pallotti (nel riquadro)

Nepi – La macelleria tabaccheria di Giancarlo Pallotti (nel riquadro)


Vittima il macellaio 62enne Giancarlo Pallotti, che quella sera ha rischiato la vita, parte civile con l’avvocato Francesco Massatani. In azione il trentenne – difeso dall’avvocato Walter Pella – fresco di galera, con indosso una maglietta mimetica e il volto travisato da un “passamontagna” ricavato da una manica di tuta bordata di rosso-arancio, coi buchi per la bocca e gli occhi. Pallotti per poco non si è trovato la testa sfondata dalle coltellate sferrate dall’imputato. 

Erano circa le 19,45 del 29 agosto 2023. Pochi minuti prima il padre del rapinatore aveva chiamato i carabinieri: “Mio figlio appena uscito di prigione si è allontanato con la sua macchina e ho paura che faccia qualche cavolata”. Alle 19,52 è scattato l’allarme rapina, lanciato da una testimone oculare, una 34enne che ha anche scattato una foto dell’auto del rapinatore, in fuga ancora con il “passamontagna” calato sulla faccia e il sangue che colava dappertutto. “Ha sporcato pure la mia auto che era parcheggiata dietro la sua”, ha sottolineato la donna al processo.

Secondo la pm Paola Conti, titolare del fascicolo, a scatenare la reazione del rapinatore mascherato sarebbe stato il no secco del macellaio alla richiesta di denaro. Quel “non ti do un cazzo” che avrebbe prima spinto il trentenne, andato apposta da Civita Castellana a Nepi per mettere segno il colpo, a reiterare la richiesta “dammi i soldi e me ne vado” e poi ad afferrare il coltello da fettina dal ceppo sul bancone, puntando al volto e alla testa della parte offesa. 

Come è noto, Pallotti si è difeso afferrando a sua volta una mannaretta dallo stesso ceppo, ovvero un coltello per spezzare le ossa degli animali, con cui ha tranciato le famose tre dita della mano sinistra dell’imputato.


Articoli: Rapinatore condannato a 12 anni: “Il macellaio poteva morire dissanguato e con la testa sfondata” – Colpo in macelleria, 12 anni al rapinatore e 25mila euro alla vittima


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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