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Spaccia a minori al bar, pusher tradito da un telefono scarico e due tatuaggi

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Civita Castellana - Controlli dei carabinieri

Civita Castellana – Controlli dei carabinieri

Civita Castellana – (sil.co.) – Studente minorenne in trasferta da Anguillara Sabazia a Civita Castellana, all’una di notte del 15 settembre 2020  chiede aiuto perché ha il telefono scarico e non può contattare i genitori. Ma una volta accompagnato dal parco alla caserma, i carabinieri  scoprono che nello zaino, oltre ai libri di scuola, l’adolescente ha anche sette involucri di marijuana. 

“A quel punto abbiamo chiamato noi i genitori, convocandoli in caserma per interrogare davanti a loro il figlio e restituirglielo, scoprendo dove aveva preso lo stupefacente. Era spaventato, ma lucido. Ci ha raccontato di essere venuto a Civita Castellana nel pomeriggio con alcuni amici  per comprare droga e di essere andato a cercarla in un bar, dove ha conosciuto un pusher con due tatuaggi agli avambracci, una rosa a sinistra e un teschio a destra”, ha spiegato uno dei militari del Norm che hanno condotto l’operazione. 

Identificare lo spacciatore, grazie a rosa e teschio, sarebbe stato facilissimo. “Abbiamo cercato nella banca dati dei carabinieri ed è venuta fuori una foto segnaletica che, tra la caratteristiche del soggetto, metteva proprio quei due tatuaggi. Oltre ai tatuaggi, se ci sono, viene segnalata anche la presenza di orecchini e piercing. Per rendere più facile l’identificazione”, ha spiegato. 

L’imputato, attualmente detenuto in carcere, era presente in aula con la scorta della polizia penitenziaria. È difeso dall’avvocato Enrico Dionisi del foro di Roma. Il processo a suo carico per spaccio aggravato dalla minore età dell’acquirente è stato rinviato a dicembre per sentire l’ultimo teste dell’accusa e la sentenza.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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