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Tentato omicidio Rapisarda, esecutore e mandante chiedono l’abbreviato

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La vittima - Il manager Federico Vittorio Rapisarda

La vittima – Il manager Federico Vittorio Rapisarda

L'avvocato Paolo Delle Monache

L’avvocato Paolo Delle Monache

Vetralla – Tentato omicidio del dirigente ministeriale alle infrastrutture Federico Vittorio Rapisarda, giudizio immediato per Daniele Moretti e Giuliano Santagati.

Gli imputati – difesi rispettivamente dagli avvocati Federico Scognamiglio e Luca Milani del foro di Roma e Paolo Delle Monache del foro di Viterbo – hanno chiesto di essere processati a porte chiuse con l’abbreviato davanti al gip Filippo Steidl del tribunale di Roma, che deciderà sul rito alternativo il prossimo 3 novembre.

L’aggressione al 69 enne provveditore interregionale per Lazio, Abruzzo e Sardegna, risale al 4 ottobre 2024, quando secondo l’accusa su mandato di Moretti, fu colpito da Santagati con violenza alla testa con un bastone mentre rientrava a casa, nell’androne di un palazzo in via delle Carrozze, a pochi passi da piazza di Spagna.

Santagati e Moretti, esecutore e mandante del delitto, sono entrambi in carcere, dal 7 marzo e dal 16 luglio, quando si è chiuso il cerchio sull’agguato. Il primo sopralluogo del 55enne in via delle Carrozze risalirebbe al 14 luglio 2024, seguito da altri cinque a distanza ravvicinata nei giorni precedenti.

Santagati sarebbe stato il custode della villa di Vetralla di Moretti e avrebbe anche accudito i cani da caccia del 63enne.

Dietro le sbarre del Nicandro Izzo e di Regina Coeli sono finiti per concorso in tentato omicidio premeditato e rapina aggravata del borsone da palestra che Rapisarda aveva con sè quando Santagati gli si è scagliato contro, vestito da elettricista, dopo averlo bloccato nell’androne mentre stava uscendo, con la scusa di cambiare una lampadina.

Moretti è detenuto anche per ricettazione, in seguito al ritrovamento di 80mila euro in contanti durante le indagini, cui si sono aggiunti altri 46mila euro di cui 9mila falsi quando i carabinieri sono andati a prenderlo a casa per arrestarlo e portarlo in carcere.

Gli 80mila euro del primo sequestro, che gli sono valsi la contestazione della ricettazione nell’ordinanza di arresto, per gli inquirenti sono da considerarsi di provenienza illecita “in quanto suddivisi in banconote di piccolo taglio chiuse da elastici, custodite nel bagagliaio della sua auto sportiva e detenuti in assenza di una plausibile giustificazione, perché sproporzionati rispetto ai redditi percepiti”.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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