Civita Castellana – “L’idea di portare la fiamma mi fa sentire parte di qualcosa di più grande di me, della storia dei giochi”, le parole di Claudio Roncio, l’ultimo tedoforo civitonico. Con lui, nelgruppo che rappresenterà la capitale falisca ci sono Massimo Del Priore, Davide Cavalieri, Carlo Capozucchi e Letizia Marchetti.
Claudio Roncio
Claudio Roncio, giovane ingegnere informatico, è l’ultimo tedoforo civitonico. Un sogno nato durante le Olimpiadi di Torino 2006, e avverato in quelle di Milano Cortina 2026. Ha ricevuto l’ufficialità della sua partecipazione un paio di giorni fa, e quasi non ci credeva più. Adesso non trattiene la sua emozione, e non vede l’ora che arrivi il 7 dicembre.
Cosa l’ha spinto a candidarsi per questo ruolo così speciale?
“Mi sono candidato perché l’Olimpiade, fin da bambino, è sempre stata per me un simbolo di sogno, impegno e unità tra le persone – le parole di Claudio Roncio – l’idea di poter portare la fiamma, anche solo per un piccolo tratto, mi ha fatto sentire parte di qualcosa di più grande di me: della storia dei Giochi. Ho pensato che fosse un’occasione unica per poter dire, nel mio piccolo, di aver partecipato anch’io a questo grande evento e di conservarne in futuro un prezioso ricordo delle mie attuali potenzialità”.
Cosa significa per lei essere un ambasciatore per Milano Cortina 2026 e rappresentare lo spirito dei Giochi?
“Essere ambasciatore per Milano Cortina 2026 per me significa portare un messaggio positivo: quello di un evento che sa unire persone, territori e storie diverse attraverso lo sport. Vuol dire rappresentare valori come rispetto, impegno, inclusione e fair play, non solo durante il percorso della fiamma ma per estensione nella vita di tutti i giorni. Del mio ruolo quotidiano, in azienda, ribadisco lo spirito di squadra, la voglia di migliorarsi, di attenzione e di empatia verso gli altri, rappresentandolo anche come tedoforo. In sintesi, essere ambasciatore dei Giochi significa per me correre con la fiamma in mano, come faccio ogni giorno nelle fasi impegnative che mi si presentano”.
C’è un aspetto del processo di selezione dei tedofori che ha reso questa esperienza ancora più significativa per lei?
“Sì. Il momento in cui ho dovuto fermarmi e raccontare perché desideravo diventare tedoforo è stato particolarmente significativo. Mettere nero su bianco le motivazioni, i valori in cui credo e ciò che l’Olimpiade rappresenta per me mi ha fatto riflettere sulla mia storia personale e su quanto certi ideali siano presenti nella mia vita di tutti i giorni. Inoltre, sapere di essere stato selezionato tra tante candidature ha reso tutto ancora più speciale. Questa consapevolezza ha trasformato il semplice “essere scelto” in un’esperienza che mi lusinga”.
Come sente di incarnare i valori di passione, talento, energia e rispetto che rappresentano il viaggio della fiamma?
“Sento questi valori molto vicini al mio modo di essere e di lavorare, e cerco di incarnarli ogni giorno. Riguardo la passione, quando credo in qualcosa mi impegno fino in fondo. Che si tratti di un progetto in azienda o di un obiettivo personale, cerco sempre di metterci entusiasmo e cura, perché penso che la passione sia ciò che dà senso alla fatica. Invece per me talento non significa solo “essere bravi”, ma saper mettere a frutto le proprie capacità a beneficio degli altri. Nel mio lavoro cerco di usare le mie competenze per costruire soluzioni utili, collaborare con i colleghi e contribuire alla crescita dell’azienda. In merito all’energia affronto le sfide con spirito positivo, anche quando le giornate sono intense o complicate. Provo a portare un clima costruttivo, fatto di voglia di fare e di non arrendersi facilmente, perché credo che l’energia sia contagiosa. Fondamentale è il rispetto, è il valore che tiene insieme tutti gli altri. Rispetto per le persone, per il loro tempo, per le differenze, per le regole e per il lavoro di ciascuno. Senza rispetto, né lo sport né il lavoro di squadra possono funzionare davvero”.
Come descriverebbe il significato del Viaggio della Fiamma olimpica e del suo arrivo a Milano e Cortina?
“È un percorso che attraversa luoghi, comunità e persone diverse, portando ovunque lo stesso messaggio: quello di pace, rispetto, incontro e condivisione attraverso lo sport. Vedere la fiamma spostarsi di mano in mano significa ricordare che ognuno, per un tratto, può essere parte di qualcosa di più grande. È una staffetta di valori, prima ancora che di persone. Sapere di aver partecipato, anche solo per pochi metri, a questo viaggio rende per me questa esperienza unica e indimenticabile”.
Giusi De Novara
