Viterbo – Brusco stop in seguito all’assegnazione ad altro giudice del processo a un ventenne italiano, unico componente del branco identificato, cui viene contestato il reato di lesioni con l’aggravante dell’odio razziale. Per la vittima, trenta giorni di prognosi, avendo riportato lesioni al volto e la frattura di una costola.
Viterbo – Polizia e 118 in centro
È la vicenda del padre senegalese brutalmente aggredito al Sacrario, nel pomeriggio del 5 maggio 2022, dalla stessa baby gang che aveva ripreso un paio di settimane prima perché avevano bucato il pallone al figlioletto dandogli dello “sporco negro”.
Copione che si sarebbe ripetuto nei confronti dell’uomo, parte civile con l’avvocato Carlo Mezzetti. Si tratta di Khadime Niang, un operaio senegalese 42enne, che lavora da anni a Viterbo, dal carattere mite, benvoluto da tutti, noto in città col soprannome di Bamba, insultato con frasi a sfondo razzista, come “figlio di troia” e “negro del cazzo”, confermate una a una davanti al giudice all’udienza dello scorso 25 giugno. L’imputato è difeso dall’avvocato Luigi Mancini.
“Non conoscevo l’imputato, è l’unico che ho riconosciuto dalle foto”, ha riferito in tribunale, confermando il riconoscimento in aula. Poi quel movente che avrebbe scatenato l’agguato: “Mi ha detto di avere bucato il pallone di mio figlio, un bambino, perché non voleva che negri di merda giocassero al pallone al Sacrario”.
Il processo, assegnato a una nuova giudice, è stato rinviato a fine maggio.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
