Acquapendente – Blitz animalista al mattatoio di Acquapendente, sono 34 gli attivisti imputati di resistenza a pubblico ufficiale e furto aggravato di diversi agnelli per cui il pm Massimiliano Siddi ha disposto la citazione diretta a giudizio che sarà discussa in udienza predibattimentale il prossimo ottobre. Ventuno sono francesi e tedeschi, 13 sono italiani, nessuno è di Viterbo.
Acquapendente – Blitz al mattatoio
L’inchiesta della procura si è chiusa con la richiesta di processo per 14 uomini e 20 donne, di età compresa tra i 52 e i 21 anni.
Come detto, tra loro ci sono soltanto tredici italiani, 5 uomini e otto donne, il più grande dei quali è un 52enne di Verona. Di Verona anche una 28enne, mentre sono di Roma un 34enne e una 29enne. L’unica meridionale è una 26enne siciliana di Trapani. Di Massa Carrara una 22enne. Di Trieste una 30enne. Di Varese una 39enne e un 30enne. Di Milano un 44enne. Di Venezia un 30enne. Di Pavia una 21enne. Di Mantova, infine, una 30enne.
Pronto a costituirsi parte civile il titolare dello stabilimento, l’imprenditore Piero Camilli, assistito con l’azienda dagli avvocati Angelo Di Silvio e Enrico Valentini.
Acquapendente – Blitz al mattatoio
Nulla è stato lasciato al caso. Il blitz, scattato la notte tra il 15 e il 16 aprile di quest’anno, è stato organizzato nei minimi dettagli, con incontri preliminari, riunioni, lo studio della struttura e un video a riprendere ogni fase dell’attacco, firmato dal gruppo di attivisti 269 Liberation animale.
A rivelarlo lo stesso gruppo antispecista a pochi giorni dall’attacco. “Tutto è iniziato con un piano”, raccontano in un video postato sui social. Su una lavagna si vede la struttura, i corridoi della Ilco, la piantina dettagliata. Con le vie di accesso e fuga. Poi, il blitz “con tanti attivisti venuti da tutta Europa, abbiamo liberato delle pecore e preso d’assalto il mattatoio”. In azione due gruppi, il primo incaricato di liberare gli agnelli, l’altro di creare un diversivo.
Erano circa le 2 di notte e tutti gli attivisti erano vestiti di nero e incappucciati. Diciassette gli agnelli portati via quella notte, secondo il racconto di 269 Liberation animale: “Avremmo voluto portarli via tutti. Sono stati portati lontano, con le persone giuste per prendersi cura di loro”.
Nel frattempo, il secondo gruppo si è incatenato all’interno del mattatoio. “Oggi nessuno sarà ucciso” si leggeva in alcuni dei cartelli affissi nel corridoio che il gruppo ha definito il “corridoio della morte”.
Dopo circa 12 ore di blitz, nel primo pomeriggio del 16 aprile, sono stati tutti fatti uscire uno ad uno e portati in questura e nella caserma dei carabinieri di Tuscania a bordo di un autobus di linea. Lì sono stati identificati. L’attività dello stabilimento è ripresa alle 15.
Silvana Cortignani
Video: Mattatoio occupato ad Acquapendente, animalisti portati a Viterbo – Gli animalisti incatenati all’interno del mattatoio
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

