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Carabiniere picchiato in discoteca, processo alla baby gang dopo tre anni

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Viterbo – Picchiato a sangue in discoteca da tre ventenni che, saputo il suo lavoro, hanno detto di averlo aggredito perché aveva violentato una ragazza, un carabiniere 25enne avrebbe dovuto testimoniare in tribunale lo scorso 23 settembre. Un viaggio inutile, perché l’udienza è saltata per motivi tecnici. La vittima sarà sentita a febbraio. Dopo tre anni. 


Carabinieri e 118 - immagine di repertorio

Carabinieri e 118 – immagine di repertorio


I componenti della baby gang, secondo l’accusa, a suon di botte in faccia, avrebbero spezzato due denti al 25enne, fratturandogli anche il naso, con una prognosi di 40 giorni, dopo averlo derubato del telefono cellulare e del portafogli scoprendo che si trattava di un militare. 

Il processo è  ripreso martedì, ma perché entri nel vivo bisogna aspettare febbraio e marzo, quando saranno ascoltati i dieci testimoni dell’accusa, tra cui la vittima, parte civle con l’avvocato Paolo Delle Monache.

Rito ordinario per due dei tre imputati, uno dei quali è stato già condannato a 3 anni di reclusione dal gip Rita Cialoni, a giugno 2024, con lo sconto di un terzo della pena del rito abbreviato scelto dalla difesa. 

Sono i tre ventenni che la notte tra il 28 e il 29 gennaio 2023 picchiarono a sangue un giovane carabiniere in una discoteca di Caprarola.

Il tutto per una ragazza minorenne, ex fidanzata di uno degli arrestati, che quella sera avrebbe familiarizzato con il militare, in abiti civili in quanto fuori servizio e anche lui semplice avventore del locale, scatenando la reazione del ventenne che, avendo sorpreso la coppia a scambiarsi effusioni, si sarebbe scagliato contro il rivale col supporto degli amici.

Due sono stati arrestati a giugno 2023, mentre il terzo, ovvero quello già condannato a tre anni, resosi latitante, è stato bloccato in Lussemburgo ed estradato in Italia il 4 marzo 2024.

Accusato di avere messo le mani addosso alla ragazza per giustificare la feroce aggressione, il carabiniere finì indagato per violenza sessuale, anche se fortunatamente per lui in breve scagionato grazie alle testimonianze dei presenti e ai filmati delle telecamere della videosorveglianza del locale.

Per quel feroce pestaggio, il successivo 13 giugno furono arrestati dalla squadra mobile due ventenni di Manziana, mentre il terzo componente della banda, anche lui ventenne, d’origine lituana, che si era reso latitante all’estero, è stato bloccato in Lussemburgo, estradato in Italia il 4 marzo 2024 in virtù del mandato di arresto europeo ottenuto dalla procura della repubblica di Viterbo e condotto agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Monterotondo.

Silvana Cortignani


– Pioggia di rinvii, dalla rapina pianificata dal boss al carabiniere picchiato in discoteca


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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