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Chiuse pizzeria dopo aver preso 25mila euro “Covid”, assolta ristoratrice

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Viterbo – (sil.co.) – È stata assolta lunedì dal collegio la titolare di una pizzeria del capoluogo costretta ad alzare bandiera bianca nell’ottobre 2020, pochi giorni dopo avere avuto accesso a un finanziamento “Covid” di  25mila euro chiesto a maggio, nel pieno dell’emergenza, che non le è però servito a rialzare la testa dopo la riapertura del locale per soli venti posti contro i novanta pre-pandemia.


Guardia di finanza

Guardia di finanza


La ristoratrice si è  trovata nei guai in seguito a un controllo della guardia di finanza, per non avere utilizzato il contributo anticrisi erogato da un istituto di credito per proseguire l’attività bensì per chiuderla, pagando i debiti.

Un periodo nero cominciato a fine 2019 quando la donna, rimasta da sola a gestire il locale dopo il “tradimento” del compagno, un tipo violento che avrebbe fatto il pieno di alcol e di debiti, contava di rialzare la testa con l’aiuto dei suoi familiari. Ma la stangata Covid ha fatto il resto. 

L’11 settembre 2020 ha ottenuto 25mila euro erogati dalla banca per pagare fornitori e dipendenti ma dopo appena 19 giorni, il primo ottobre, ha messo in liquidazione la società, utilizzando 23mila euro su 25mila per restituire finanziamenti a soci ed ex soci e 800 euro per pagare un fornitore.

L’imputata, che aveva diritto a percepire la somma, ha spiegato al collegio come da gennaio 2020 fosse rimasta sola a gestire l’attività, dopo avere querelato per maltrattamenti il suo ex, che era anche socio dell’impresa a conduzione familiare. Era il 3 ottobre 2019 quando ha sporto denuncia. “Ho chiuso tutto e riaperto da sola dopo tre mesi”, ha spiegato.

Era per l’appunto gennaio 2020. “Avevo dovuto allontanare il mio compagno per i suoi problemi con l’alcol, scoprendo che aveva accumulato un sacco di debiti. Ma da sola ce l’avrei fatta, se non fossero arrivati il Covid, il lockdown e le restrizioni. L’8 marzo 2020 è l’ultima sera che ho lavorato a pieno regime”.

“Poi – ha proseguito – con le restrizioni della pandemia i posti nel ristorante sono scesi da 90 a 20. A maggio avevo chiesto il contributo, arrivato a settembre, quando il commercialista mi ha consigliato la messa in liquidazione, anche se la società è sempre aperta, perché ancora oggi spero di riprendere. Fin qui ho pagato tutte le rate del contributo, che non era a fondo perduto, ma da restituire dopo un ammortamento di 24 mesi. Non ne ho saltata una”, ha spiegato l’imputata, difesa dall’avvocato Andrea Trasarti, che ne ha sottolineato la buona fede e la correttezza. 

La stessa pm Aurora Mariotti ha chiesto lunedì l’assoluzione dell’imputata, sottolineando come il suo caso di “pubblica malversazione” avesse poco e l’assenza di danni per l’Erario, l’avere agito non di testa sua ma su input del commercialista, la lieve entità vista anche la restituzione senza ritardi della somma al cui completamento mancano solo tre rate.

Il collegio ha proceduto con il non luogo a procedere per la lieve entità del fatto. 


– Pizzaiola percepisce 25mila euro contro crisi Covid e chiude il locale…


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 


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