Viterbo – (sil.co.) – “Aiuto, correte, il papà vuole ammazzare la mamma”. È la drammatica telefonata al 112 di un bimbo di 10 anni che il 14 luglio 2024, giorno del suo compleanno, verso le dieci di sera, tornato a casa coi genitori e due fratellini dalla festa con parenti e amici, vide il padre aggredire la madre e minacciare di usare i coltelli.
Carabinieri
Ma durante l’udienza di ieri del processo in cui l’uomo è accusato di maltrattamenti aggravati in famiglia sono venute fuori altre verità.
A partire dall’esame dell’imputato che davanti al collegio ha fornito una versione molto diversa di quella telefonata. “Sono stato io a dire a mio figlio di chiamare il 112 col mio telefono perché la madre continuava a provocarmi e le avevo dato una spinta, facendola cadere vicino a lui sul divano. Mentre lui li chiamava, lei lo incitava a dire che li volevo picchiare tutti”, ha spiegato l’ex compagno.
All’epoca faceva il badante a tempo pieno presso una coppia di novantenni romani. “Lei era gelosa della colf, si era convinta che la tradissi con lei e quando il martedì e il giovedì avevo i giorni liberi e stavo a casa era un inferno”, ha proseguito, mentre il difensore Maria Luisa Piccirilli ha aggiunto che la presunta vittima era alcolista e in cura al Serd.
Ma soprattutto, lo scorso mese di maggio, con decreto sindacale, in attesa del tribunale dei minori, è stato disposto l’allontanamento dei tre figli minori dalla madre e l’affidamento al padre, d’origine sudamericana, costretto a lasciare il lavoro h24 per occuparsi di loro, con l’aiuto dei familiari.
Circostanza confermata dall’assistente sociale, che ha stilato la relazione poi inviata lo scorso maggio anche al comando provinciale dei carabinieri. Secondo la teste, l’ex compagna dell’imputato avrebbe bisogno di un sostegno anche dal punto di vista psicologico, ma rifiuterebbe ogni aiuto.
“Lo scorso Natale – ha detto a mo’ di esempio – avevo portato dei regalini ai figli da parte del padre, che lei ha scagliato sul pianerottolo. Dopo di che lo stesso figlio che aveva chiamato i carabinieri, ha scritto al padre che non volevano ‘quelle schifezze, ma soldi’. Con lui che le dava 800 euro al mese a fronte di uno stipendio di 1300 euro, più tutti i sostegni per cui lei poteva contare su circa duemila euro al mese”,
“Aveva problemi con l’alcol, bisogno di arrabbiarsi, di provocare. Siccome io dovevo occuparmi di entrambi, ha preso a insultarmi, a dirmi che facevo schifo. Secondo me era una grande provocatrice, capace di condizionare negativamente i figli. Per questo ho chiesto l’allontanamento”.
Prima di Natale, discussione e sentenza.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
