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“Magistratura, Poteri e Politica nella Repubblica Italiana”, il convegno in provincia

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Magistratura, Poteri e Politica nella Repubblica Italiana - Il convegno in Provincia

Magistratura, Poteri e Politica nella Repubblica Italiana – Il convegno in Provincia

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Sold out alla Sala delle conferenze della Provincia sul tema “Magistratura, Poteri e Politica nella Repubblica Italiana”. Questo il resoconto dell’iniziativa promossa dalla Fondazione Gualtiero Sarti, il Centro Studi Europei e Internazionali, l’Associazione culturale Articolo 3.

Sono stati analizzati i vari aspetti della Riforma della Giustizia appena approvata che ci vedrà come cittadini tutti chiamati ad esprimerci nella prossima primavera con un referendum costituzionale.

La prof.ssa Antonella Meniconi, ordinaria di Storia delle Istituzioni Politiche all’Università La Sapienza Roma ha ripercorso i rapporti tra il potere esecutivo e il potere giudiziario dall’Unità nazionale ad oggi, evidenziando i passaggi che hanno portato alla evoluzione di questi organismi che sono i fondamenti della Repubblica costituzionale italiana.

Da storica delle istituzioni la prof.ssa Meniconi ha mostrato, con dovizia di dati, come la riforma non intervenga per risolvere i problemi che affliggono il sistema giudiziario (tempi dei processi, revisione della procedura civile, funzionamento degli uffici, ecc. ) e più che introdurre la separazione delle carriere tra giudici pubblici ministeri (peraltro già prevista dalle Cartabia) ridisegna la fisionomia dell’ordine giudiziario con la creazione di due consigli superiori della magistratura, uno per quella giudicante e un altro per quella inquirente e di un’Alta Corte disciplinare competente per le sanzioni, non più espressione di autogoverno della magistratura, così da farne venir meno l’autonomia, principio che sta a garanzia della divisione dei tre poteri costituzionali.

Il professor Maurizio Ridolfi, Università della Tuscia, ha messo in evidenza come con questa riforma si leda l’autonomia del giudice, contravvenendo alle preoccupazioni dei padri costituenti come Calamandrei, che puntavano soprattutto a che la magistratura potesse avere la massima garanzia e non potesse essere condizionata dal potere esecutivo.

Lo sdoppiamento del Csm (art. 87 e 88) infatti comporta anche un indebolimento della figura di garante super partes del presidente della Repubblica. Con l’introduzione del sorteggio dei membri peraltro si penalizza tanto il merito, che l’autonomia dei magistrati, perché la parte laica (non magistrati) indicata dal parlamento sarà preponderante.

Un ampio e costruttivo dibattito ne è seguito tra i cittadini intervenuti. Si è puntato l’attenzione su come saranno formulati i decreti attuativi che devono normare la parte disciplinare, sottolineando che nella Riforma approvata non se ne faccia cenno. Si è rimarcata l’ansia di governabilità ad ogni costo, quando, come in questo caso, emerge la volontà dei governi di ridurre i controlli sul proprio operato, minando quel bilanciamento dei poteri che è alla base della democrazia garantita dalla nostra Costituzione.

Si è evidenziato infatti come l’istituzione dell’Alta Corte Disciplinare, potendo orientare e condizionare la magistratura, rappresenti un vero allarme democratico. Per i giovani intervenuti, la priorità è la ricerca di nuovi linguaggi per difendere la nostra costituzione. Infine, uno degli intervenuti ha posto la domanda cruciale: se viene sottomessa e annullata l’autonomia della magistratura nei confronti del potere esecutivo, chi difende i diritti e le libertà dei cittadini e delle cittadine non solo di fronte ai reati ma di fronte alle ingiustizie e agli abusi del potere? 

Questa la domanda che nasce intorno alla riforma della giustizia appena approvata e per la quale saremo chiamati al Referendum intorno alla prossima primavera. Infine non si può dimenticare la dimensione europea che la tematica abbraccia e che vede il prevalere della legislazione europea su quella nazionale.

Fondazione Gualtiero Sarti


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