- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

Marito e padre padrone condannato a 4 anni e 6 mesi per maltrattamenti in famiglia

Condividi la notizia:

Viterbo – Compagno padrone e padre demonio. È stato condannato ieri a quattro anni e mezzo di reclusione in primo grado per maltrattamenti in famiglia aggravati dalla presenza dei figli minori. Era la Giornata contro la violenza sulle donne.


Violenza sulle donne - foto di repertorio

Violenza sulle donne – foto di repertorio


Imputato un cinquantenne residente all’epoca dei fatti in un centro dei Cimini, che per tredici anni avrebbe picchiato e terrorizzato fin dalla più tenera età sia la figlia di primo letto della compagna che i tre avuti da quest’ultima, a sua volta vittima dello stesso trattamento da parte dell’uomo. 

Una vita da film dell’orrore quella raccontata in aula lo scorso 14 ottobre da madre e figlia, con il riconoscimento di una provvisionale di diecimila euro a ciascuna delle parti offese, oltre al risarcimento da quantificare in sede civile. L’imputato non ha preso parte al processo, celebrato davanti al collegio presieduto dal giudice Eugenio Turco, che prima della sentenza ha ascoltato la madre e nonna delle vittime. 

“Mia figlia aveva una paura infernale del compagno”, ha spiegato la donna. “Ci ha messo anni a confidarsi con me, che avevo dei sospetti, ma le certezze sono arrivate solo quando sono venuti a vivere vicino a me. Sentivo le urla, le botte. I nipotini scappavano e venivano a rifugiarsi a casa mia”. 

“Lui era sempre strafatto di canne e cocaina e non lavorava”, ha proseguito“Allora ho detto a mia figlia di cacciarlo. Una volta ho visto mia nipote con un ematoma sulla guancia e ho scoperto che glielo aveva fatto lui con un ceffone. Ma ero inerme. Mi diceva che dovevo farmi gli affari miei”.

“Una volta mi ha minacciata ‘devi voltarti dall’altra parte, sennò ti giro la testa come una lampadina’”, ha spiegato la donna, impotente di fronte alle condotte del padre dei suoi nipoti. Agli atti del processo anche alcuni temi di scuola scritti dai bambini, in cui narravano il clima di terrore e sopraffazione vissuto a casa. 

Il pm Michele Adragna, chiedendo la condanna a 4 anni e mesi 6 di reclusione, ha sottolineato le “umiliazioni pubbliche e private” subite dalle vittime, il “controllo economico” e “isolamento sociale” in cui ha costretto a vivere per anni i suoi familiari. 


Il giudice Eugenio Turco

Il giudice Eugenio Turco


“Ha rovinato la mia infanzia”, disse la figlia un mese fa, testimoniando in aula, frase ricordata dall’avvocato di parte civile Valeria Cardarelli, presente anche per la collega Barbara Egidi.  L’imputato, che come detto era assente e non ha fornito la sua versione al processo, era difeso invece dall’avvocato Stefania Bibiani. 

“Schiaffi e pugni per futilissimi motivi erano all’ordine del giorno. Cercava sempre un pretesto, era un demonio. Ogni occasione era buona per uno scatto d’ira, che finiva sempre con le botte“. ha spiegato la figlia, oggi 25enne. E ancora: “Rubava i soldi guadagnati dalla mamma col duro lavoro, per comprarsi la droga. A noi figli rubava le mancette. A me ha rubato anche il gruzzoletto che avevo messo da parte facendo l’animatrice al grest della parrocchia. Mi obbligava a chiedere soldi alla nonna”.

“Mia figlia si è salvata grazie ai preti che le hanno offerto un lavoro”, ha sottolineato la nonna, I quattro fratelli sono rimasti tutti a casa con la mamma. “Quando siamo riusciti a buttarlo fuori casa, abbiamo sporto querela. Prima avevamo paura di quello che poteva farci. Il mio porto sicuro era casa della nonna, che abitava sotto di noi”, ha concluso la figlia 25enne. 

Silvana Cortignani


– Famiglia terrorizzata a forza di botte dal padre-patrigno, la figlia 25enne sotto shock: “Un demonio, mi ha picchiata fin da piccolissima”


Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


Condividi la notizia: