Varese – Nel Campus Elmec di Brunello, cinquant’anni di storia e oltre 900 dipendenti, oggi si alza il sipario su qualcosa che raramente trova spazio nei luoghi di lavoro: i “non detti” delle donne. E degli uomini. Perché il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, non è solo un appuntamento simbolico, ma un’occasione per costruire quella consapevolezza senza la quale nessun cambiamento è possibile.
Varese – Lo spettacolo “Quello che le donne non dicono”
Lo spettacolo “Quello che le donne non dicono”, interpretato dalla compagnia teatrale AlBorde, nasce da un percorso lungo e profondo. Un percorso che parte da Milano, dove Marta Bruzzichelli, viterbese di nascita, attrice, autrice e cantante, ha dato vita insieme ai suoi collaboratori, da un’idea di Andrea Nardi, a un progetto che è molto più di un semplice spettacolo teatrale. È un laboratorio di ascolto, un contenitore di storie, un ponte tra il silenzio e la parola.
Il metodo è tanto semplice quanto rivoluzionario: chiedere alle persone, soprattutto alle donne, “Cos’è quello che non dici?”. La compagnia AlBorde ha portato questa domanda nelle aziende, creando laboratori esperienziali dove lavoratori e lavoratrici, con la consulenza di psicologi, possono condividere in forma anonima ciò che abitualmente resta inespresso. Tra questi silenzi, anche quello sulla violenza. Sulle sue molteplici forme, non sempre evidenti, non sempre riconosciute.
Alcuni di questi racconti vengono poi liberamente rielaborati e trasformati in materiale per podcast e spettacoli. Non si tratta di cronaca, ma di testimonianze “al limite”, come suggerisce il nome della compagnia, storie che potrebbero essere vere, ispirate a voci reali che hanno trovato il coraggio di emergere dal non detto.
E c’è un altro livello di partecipazione: durante gli spettacoli, le donne del pubblico possono lasciare messaggi anonimi alla compagnia, consegnando altre storie, altre parole che in segreto finalmente trovano voce. Un ciclo continuo di ascolto e restituzione che alimenta nuove occasioni di scambio e consapevolezza.
Varese – Lo spettacolo “Quello che le donne non dicono”
Il cuore pulsante del progetto è rappresentato dai podcast “QCLDND – Quello Che Le Donne Non Dicono”, che hanno ricevuto un prestigioso riconoscimento: il terzo posto nella categoria “Indie Intrattenimento” agli Italian Podcast Awards. Un premio che testimonia la qualità del lavoro e l’impegno profuso nella produzione, ma soprattutto l’importanza del messaggio veicolato.
I podcast sono strutturati su due livelli complementari. Nel “lato A”, un conduttore radiofonico invita le ascoltatrici a chiamare per esprimere il loro non detto, offrendo loro uno spazio sicuro e anonimo, con il presupposto di eliminare il giudizio e di cercare di comprendere un universo diverso dal suo. Nel “lato B”, il dialogo con una psicoterapeuta amplia i temi emersi dalle storie, fornendo vari spunti di riflessione per cercare di sciogliere i nodi che si nascondono dentro al non detto.
Come sottolineato da Cart Onlus, che collabora all’iniziativa, “il progetto è molto interessante, ampio ed utilizzabile in diversi modi e contesti”, proprio per questa sua capacità di articolarsi su più livelli: spettacolo teatrale, laboratorio esperienziale e podcast diventano strumenti diversi ma convergenti per dare voce a ciò che resta sommerso.
La collaborazione con Elmec rappresenta un caso significativo di come l’arte possa entrare nel tessuto produttivo per generare cultura. I collaboratori dell’azienda hanno contribuito direttamente alla scrittura di testi e scene, partecipando a un processo corale fatto di interviste e confidenze. Il risultato è uno spettacolo dove parole, canto e movimento intrecciano emozione e consapevolezza in un ritmo che coinvolge chi guarda e chi ascolta.
Ciò che rende questo progetto particolarmente prezioso è la consapevolezza che sta alla sua base: qualsiasi cambiamento nasce dalla conoscenza e dalla comprensione. La violenza contro le donne non è solo quella fisica, evidente e clamorosa. È anche psicologica, economica, culturale. È nei gesti che sminuiscono, nelle parole che feriscono, nei silenzi imposti, nelle scelte negate.
La viterbese Marta Bruzzichelli
E spesso le donne stesse faticano a riconoscerla, intrappolate in dinamiche che diventano invisibili proprio perché quotidiane. Per questo è fondamentale costruire spazi dove nominare ciò che si vive, dove dare forma a quella sofferenza che resta nell’ombra del “non detto”. Solo così può nascere la consapevolezza, nelle donne come negli uomini, di ciò che accade dietro le apparenze.
Il teatro diventa allora uno strumento di educazione civile, un luogo dove le storie individuali si trasformano in narrazione collettiva e dove il riconoscimento reciproco può generare comprensione. Un luogo dove dire finalmente “questo è violenza” senza vergogna, senza paura, senza sentirsi sole.
L’esperienza di Elmec apre una strada interessante: portare questi laboratori e questi spettacoli nelle aziende significa raggiungere le persone là dove trascorrono gran parte della loro vita, creare occasioni di riflessione in contesti solitamente lontani da questi temi, costruire comunità più consapevoli e attente.
AlBorde sta progressivamente entrando in diverse realtà lavorative, dimostrando che l’arte può essere uno strumento concreto di cambiamento culturale. Non basta più solo denunciare la violenza: bisogna costruire le condizioni perché essa sia riconoscibile, nominabile, contrastabile. E questo richiede un lavoro paziente di educazione alla consapevolezza che coinvolga tutti, donne e uomini insieme.
Perché il cambiamento, qualsiasi cambiamento autentico, nasce quando si accende una luce su ciò che prima restava nell’ombra. Quando si ha il coraggio di dire ad alta voce quello che fino a ieri non si diceva.
Il cambiamento, personale e collettivo, può essere possible quando la conoscenza apre varchi e la consapevolezza metteradici e su questo siamo tutti coinvolti.
Patrizia Prosperi


