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“Mi ha picchiata e violentata”, ma torna a vivere con lui dopo l’allontanamento

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Viterbo – (sil.co.) – È ripreso davanti al collegio il processo a un nordafricano accusato di avere picchiato e violentato la ex quando vivevano a Onano.


Carabinieri e 118 - Immagine di repertorio

Carabinieri e 118 – Immagine di repertorio


Allontanato dopo la denuncia, l’imputato si è trasferito a Canepina, dove in breve moglie e figlio lo hanno raggiunto, tornando a vivere insieme per qualche mese, dopo di che la coppia ha ripreso a litigare. Era novembre 2021 quando entrambi si recarono dai carabinieri, per chiedere aiuto per risolvere la situazione.

“Scoperto che per tornare insieme avevano violato l’allontanamento, abbiamo consigliato a lui di andare via per qualche giorno, in attesa che le operatrici del centro antiviolenza cui si era rivolta la donna le trovassero una sistemazione a Roma. Ma lei ci ripensò e non fu possibile”, ha spiegato un carabiniere, citato come testimone dal difensore Domenico Gorziglia.

I fatti avvenuti a Onano da cui è scaturita la denuncia risalgono alle nove di sera del 24 maggio 2021.

“L’abitazione, situata in un viottolo del centro storico, era raggiungibile solo a piedi. Lei ci stava aspettando sotto casa in canottiera, pantaloni lunghi e ciabatte. Il bambino dormiva nel lettone. Il marito, invece, si era allontanato andando da amici, ma quando lo abbiamo fatto chiamare dalla moglie al telefono è venuto”, ha spiegato a una delle udienze del processo uno dei carabinieri di Acquapendente che hanno condotto l’intervento.

Portata in ospedale, la parte offesa avrebbe detto  ai sanitari di essere stata anche costretta a subire un rapporto sessuale non voluto, motivo per cui il marito è accusato anche di violenza sessuale.


– Picchiata e violentata davanti al figlioletto, trova rifugio in una casa protetta


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”. 


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