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Omicidio Cristofori: “Sardo è venuto a casa mia col coltello in mano pochi giorni prima del delitto…”

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Caprarola – “Pochi giorni prima dell’omicidio, Ian Patrick Sardo è venuto a casa mia con un coltello nel palmo della mano, dicendo che qualcuno l’avrebbe pagata”. A dirlo è stata ieri una 65enne, amica dal 2020 del 32enne che il 27 novembre 2024 ha ucciso a coltellate il 68enne Renzo Cristofori, davanti alla sua abitazione, nel centro storico di Caprarola. La corte d’assise, nel frattempo, ha disposto sull’imputato la perizia psichiatrica chiesta dalla difesa, che fa slittare al 12 marzo la prossima udienza del processo e al 19 marzo la sentenza. 


Omicidio di Caprarola - Nel riquadro a sinistra Ian Patrick Sardo - Nel riquadro a destra Renzo Cristofori

Omicidio di Caprarola – Nel riquadro a sinistra Ian Patrick Sardo – Nel riquadro a destra Renzo Cristofori


Più forte il movente economico. Una testimonianza, quella della 65enne, che rafforza il presunto movente economico del delitto. L’imputato avrebbe infatti chiesto spesso soldi alla donna.

Sulla porta col coltello in mano. “Il giorno che si è presentato a casa mia col coltello in mano, mi aveva chiesto 50 euro, ma io gliene avevo dati soltanto 10 e si era risentito – ha spiegato – credo gli servissero per comprarsi le benzodiazepine o altre sostanze. Ian incuteva timore, quando non otteneva quello che voleva. A dicembre 2020 mi sono trasferita altrove per chiudere un rapporto amicale che era impossibile a causa delle sue condotte. Sono tornata in paese a settembre 2023”. 

Telefonata dopo il delitto. La sera dell’omicidio Sardo le ha telefonato alle 21,23: “Mi chiese di venire a casa mia perché aveva ina cosa da dirmi. Ma io gli dissi che non mi interessava. Poi attorno alle 23,30 sono venuti i carabinieri per una perquisizione”, ha concluso la donna. 

Sardo non si difende. I difensori Vania Bracaletti e Paolo Casini hanno rinunciato all’esame dell’imputato, anche ieri presente in aula, del quale il pm Massimiliano Siddi ha prodotto le dichiarazioni rilasciate alle due di notte nel corso dell’interrogatorio subito dopo il delitto. 


Caprarola - Fiaccolata in ricordo di Renzo Cristofori

Caprarola – La fiaccolata dell’anno scorso in ricordo di Renzo Cristofori – Ieri al duomo la messa in occasione del primo anniversario della tragica scomparsa del “caro Gambaletta”


“Ti aspetto fuori casa”. Davanti alla corte di assise presieduta dal giudice Francesco Oddi si è inoltre tornato a parlare della discussione della mattina del giorno del delitto tra l’assassino e la vittima, nei pressi di un panificio di Caprarola. “Li ho visti da dietro il bancone che discutevano, poi Renzo è entrato nel negozio intimando di andarsene a Sardo che, sull’uscio, gli ha detto ‘tra venti minuti, ti aspetto fuori casa’”, ha riferito la testimone, senza poter spiegare quale fosse il motivo del contendere. 

Caccia alle benzodiazepine. In aula anche due consulenti della difesa, una biologa presente alle analisi del Ris sulla felpa rossa e sull’arma del delitto e lo psichiatra Simone Pallottino, il quale ha fatto il punto sulle dipendenze da farmaci e sostanze e il deficit di attenzione-iperattività diagnosticati a Sardo. Ha visitato sia in carcere che fuori il 32enne, che faceva uso di benzodiazepine. “Fuori chiedeva la prescrizione. di farmaci a fini ricreativi”, ha spiegato. Il che fa i paio col fatto che chiedesse soldi per comprarsi medicinali e che facesse richieste in tal senso anche al farmacista del paese. 

Via libera alla perizia. Indispensabile, secondo la corte d’assise che ha accolto l’istanza della difesa, una perizia psichiatrica super partes – affidata allo psichiatra viterbese Carlo Magistri –  per chiarire le condizioni mentali di Sardo, che era in attesa di un posto in Rems quando ha ucciso Cristofori. Il pm ha nominato il professor Stefano Ferracuti, la difesa lo psicoterapeuta ternano Massimiliano Matteucci, il difensore di parte civile Andrea Marinelli lo psicoterapeuta Giuseppe Del Signore.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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