|
|
Viterbo – (sil.co.) – Paziente suicida in clinica, genitori primi testimoni contro lo psichiatra. Nessuna richiesta di rito alternativo dopo la modifica del capo d’imputazione da parte del pm Massimiliano Siddi.
Proseguirà col rito ordinario, davanti al giudice Ilaria Inghilleri, il processo per omicidio colposo allo psichiatra e direttore sanitario di una clinica di Soriano nel Cimino dove, il 27 dicembre 2021, si è tolta la vita una paziente ventenne, Il dibattimento entrerà nel vivo la prossima primavera quando saranno sentiti per primi i genitori della vittima.
Lo scorso 30 ottobre, per l’imputato si era riaperta la possibilità di ricorrere all’abbreviato e al patteggiamento, che prevedono lo sconto di un terzo della pena. In quell’udienza il pubblico ministero Siddi aveva infatti deciso di integrare il capo d’imputazione, contestando all’imputato anche l’omessa valutazione del rischio suicidario.
Il tragico gesto è stato scoperto attorno alle ore 22 del 27 dicembre 2020, quando i carabinieri, giunti sul posto, hanno trovato i soccorritori del 118 intenti ad operare manovre di rianimazione sul corpo di una giovane donna, trovata esanime da un’infermiera nel bagno all’interno della sua camera da letto al secondo piano della struttura.
L’infermiera, così come il fratello e la sorella della ventenne nonché l’allora comandante dei carabinieri di Soriano, Paolo Lonero, sono tra i testimoni del pm, presente in aula per la calendarizzazione delle prime tre udienze del processo.
La giovane avrebbe sofferto di anoressia nervosa da circa quattro anni e, dal 18 dicembre 2019 al 13 giugno 2020, era stata già ricoverata presso la clinica dei Cimini, da dove era stata dimessa nonostante il padre, medico, fosse contrario. Dopo circa quattro mesi, durante i quali la giovane si sarebbe trovata un lavoro e iscritta a un corso di moda, si era reso necessario un secondo ricovero, in data 6 novembre 2020.
La paziente avrebbe chiamato spesso il genitore, dicendo di stare male, situazione diventata particolarmente incisiva negli ultimi dieci giorni prima del suicidio, periodo durante il quale il padre avrebbe avuto diversi incontri con l’imputato.
Il giorno di Natale, in particolare, il padre avrebbe ricevuto più volte chiamate dalla figlia. La giovane aveva messo in atto un altro tentativo di togliersi la vita nella sua abitazione, quattro giorni prima del ricovero del 6 novembre 2020.
Secondo il professor Franco Ferracuti, consulente dei quattro familiari che si sono costituiti parte civile, non vi era stata una effettiva valutazione, nonostante i dati anamnestici, di un rischio suicidario. Il fratello e la sorella della vittima sono assistiti dall’avvocato Roberto Borgogno e i genitori dall’avvocato Amedeo Centrone. Responsabile civile la struttura, per cui è presente l’assicurazione.
Articoli: Ventenne si toglie la vita in clinica, il pm: “Lo psichiatra non valutò il rischio di suicidio” – Paziente si suicida in clinica, psichiatra accusato di omicidio colposo
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”

