Viterbo – Nel vivo il processo all‘ex prefetto Giovanni Bruno imputato di falso con una coppia di fratelli ristoratori per avere autorizzato un rinfresco di nozze in un agriturismo mascherato da “meeting aziendale e shooting fotografico” per un massimo di 65 persone, pranzo compreso. Era il 24 aprile 2021, ovvero piena emergenza Covid, quando eventi come i matrimoni erano soggetti a restrizioni. Bruno, nato a Messina 64 anni fa, è rimasto alla guida della prefettura di Viterbo dal 20 novembre 2017 al 2 maggio 2022.
Viterbo – Il prefetto Giovanni Bruno
Secondo l’accusa, il prefetto avrebbe voluto favorire un amico, ovvero il ristoratore. Primo testimone del pm Michele Adragna l’impiegato della prefettura che tre giorni prima, il 21 aprile 2021, ha ricevuto dallo stesso Bruno una mail con allegate due richieste, una inviata dall’organizzatore all’agriturismo e l’altra dall’agriturismo al prefetto, che ha disposto il via libera all’autorizzazione.
“La richiesta avrebbe dovuto essere già nel protocollo, ma siccome non c’era, il prefetto me l’ha girata sulla mia mail. Comunque è avvenuto tutto tramite canali diretti istituzionali. L’atto, firmato digitalmente dal prefetto, è stato quindi inviato alle autorità preposte ai controlli, vale a dire carabinieri, finanza, questura e polizia locale“, ha spiegato il teste, cui l’avvocato Enrico Valentini che assiste Bruno, rivolgendosi al giudice Giovanna Camillo, ha fatto notare l'”anomalia”, nel caso, di avere mandato un atto falso proprio a chi è deputato a controllare.
Stefano Caporossi
L’avvocato Giovanni Bartoletti, che assiste Stefano Caporossi, ha invece riferito al giudice come pochi giorni prima, il 15 aprile 2021, analoga autorizzazione a un evento con pranzo fosse stata concessa a un noto ristorante del centro storico di Viterbo. Stefano Caporossi è imputato assieme alla sorella Lorella, difesa dall’avvocato Luigi Mancini.
All’impiegato della prefettura è stato anche chiesto se sapesse di un rapporto di amicizia tra Bruno e Caporossi. “Sì – ha risposto il teste – era cosa risaputa, ma non ci vedo niente di male”. Ha quindi sottolineato come Bruno fosse “accentratore”. “Passava tutto da lui, si occupava personalmente di ogni cosa”, ha detto il teste, spiegando che la gestione della pratica al centro del processo non ha rappresentato un’eccezione.
Il prefetto, nell’ambito dello stesso procedimento, deve rispondere anche del riconteggio delle schede delle elezioni per il sindaco di Corchiano del 4 ottobre 2021. Nell’ambito della stessa vicenda sono stati indagati in concorso anche i tre presidenti delle sezioni del seggio esecutori materiali della condotta. In particolare, l’imputato avrebbe determinato “l’alterazione del risultato legittimamente scaturito dal primo scrutinio”, sia attraverso “l’omissione della proclamazione del candidato risultato vincitore sulla base dei voti validi”, sia attraverso “la formale constatazione della necessità del turno di ballottaggio”.
Le indagini, coordinate dai pm Michele Adragna e Massimiliano Siddi, si sono chiuse a inizio primavera del 2023. Il processo riprenderà il prossimo 23 aprile, a distanza di cinque anni dall’evento incriminato, con un’udienza “dedicata” per sentire hli ulteriori testimoni dell’accusa.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

