Viterbo – Ennesimo rinvio pro prescrizione per l’unico ancora in piedi dei due processi scaturiti dai due filoni della maxi inchiesta Vento di maestrale, destinata anche in questo caso a chiudersi con un nulla di fatto dal punto di vista giudiziario dopo che la stessa procura ha convenuto con le difese nel far cadere l’accusa più pesante, che era quella di associazione per delinquere. Ma le difese puntano all’assoluzione nel merito per tutti i reati contestati ai sette imputati, tra cui spicca il nome di Francesco Zadotti.
Francesco Zadotti
Garantita l’assoluzione da associazione per delinquere, si sono estinti nel frattempo, a fronte dell’inesorabile trascorrere del tempo, i reati di truffa e frode nella gestione dei rifiuti urbani, gestione abusiva di ingenti quantitativi di rifiuti e operazioni non autorizzate. Ma le difese, sperando per i propri assistiti nell’assoluzione nel merito per tutti i reati, oltre che per la già esclusa associazione, hanno depositato delle memorie, per esaminare le quali la parola fine è stata rinviata a fine febbraio.
È ripreso così, lunedì davanti al collegio, il processo per il filone “Ecologia Viterbo-Casale Bussi” della maxinchiesta sui rifiuti “Vento di maestrale”, che dieci anni fa ha scosso il capoluogo. Un terremoto scattato con i 9 arresti messi a segno all’alba del 3 giugno 2015, tra i quali quello del più noto dei cinque dei sette imputati nel frattempo rimasti, ovvero “patron” Francesco Zadotti, oggi 79enne.
Oltre a Zadotti, sono imputati Daniele Narcisi, Massimiliano Sacchetti, Massimo Rizzo e Bruno Landi, mentre sono deceduti Gaetano Aita di Ria&Partners e il direttore tecnico di Ecologia Viterbo Paolo Stella.
Viterbo – Operazione “Vento di maestrale” – Il blitz di carabinieri e polstrada a Casale Bussi
Al centro della vicenda il presunto traffico illecito di rifiuti derivante dal mancato rispetto dei quantitativi di Cdr da inviare alla termovalorizzazione e invece stoccati in balle posizionate nel piazzale come accadeva a Casale Bussi essendo l’impianto non idoneo alla produzione, in violazione delle prescrizioni, allo scopo di mantenere i guadagni.
Le indagini sono scattate in seguito all’emergenza rifiuti di Roma, con 600 tonnellate al giorno di conferimenti non previsti, che hanno generato degli esuberi. Fatto sta che alla discarica di Casale Bussi, dal 2005 al 2013, non è stato prodotto alcun Cdr, contro il 25% previsto.
Imponente il numero delle parti civili contro Ecologia Viterbo, ben 78 parti civili, tra società e pubbliche amministrazioni, pronte a chiedere i danni alla ditta incaricata dello smaltimento dei rifiuti.
Vale la pena ricordare che per l’altro filone, ovvero il filone “Viterbo Ambiente”, sono stati tutti assolti nel merito con formula piena gli imputati Ernesto Dello Vicario, Francesco Bonfiglio e Maurizio Tonnetti.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

