Soriano nel Cimino – Ruba il bancomat a una cara amica di famiglia ottantenne, invitandola a casa sua con la scusa di regalarle l’insalata. Poi va a fare shopping dal cinese. Assolta. Nonostante non ci siano dubbi che si sia resa colpevole di furto.
Carabinieri – Immagine di repertorio
È successo un anno prima del Covid, il 15 maggio 2019, a Soriano nel Cimino. Il processo per furto si è invece chiuso martedì davanti al giudice Giovanna Camillo, che ha assolto l’imputata “per tenuità del fatto”, nonostante l’accusa avesse chiesto una condanna a un anno e mezzo di reclusione e 500 euro di multa.
La difesa ha sottolineato come la donna abbia chiesto scusa alla vittima e l’abbia risarcita, spiegando che la sua assistita “si vergogna ancora oggi tantissimo per l’accaduto” e in seguito all’episodio, avvenuto in un periodo di particolare fragilità, si sia rivolta al servizio psichiatrico della Asl, secondo cui si era trattato di un “fenomeno transitorio di obnubilamento della personalità”.
Il giorno successivo al furto, la donna avrebbe restituito all’anziana i 746 euro e 96 centesimi spesi presso un esercizio commerciale. Poi anche gli altri 2400 euro.
“Ha l’età delle mie figlie e le mie nipoti la chiamavano zia”, ha spiegato l’arzilla ottantenne in tribunale, che non l’ha perdonata, “non per i soldi, ma perché ha tradito la fiducia”, sentita come parte offesa all’udienza del 7 novembre dell’anno scorso,
L’imputata avrebbe prelevato il giorno stesso del furto mille euro con il bancomat dell’anziana e altri mille euro in contanti la mattina successiva. Usando la tessera anche per pagare il bollo della macchina, fare la spesa al supermercato e andare a fare shopping dal “cinese” di un centro commerciale di Viterbo, dove ha acquistato capi di abbigliamento per 235 euro, ripresa in volto dalle telecamere della videosorveglianza mentre pagava col bancomat dell’anziana.
Non contenta, a distanza di qualche giorno, è andata a fare il pieno di mangime per i suoi animali, spendendo circa 750 euro, prima di scoprire che la carta era stata bloccata. Per un totale di 3.161, 35 euro, compreso il mangime che alla fine ha dovuto pagare di tasca propria.
“Era il 15 maggio 2019, un giorno che pioveva. Sono entrata nel cancello della sua proprietà, lasciando l’auto aperta con la borsa dentro, e sono salita in casa per salutare suo padre mentre lei prendeva l’insalata”, ha spiegato l’anziana, una 83enne da tempo vedova, abituata a cavarsela da sola e che tuttora guida la sua auto.
“Il giorno dopo, quando sono andata per pagare la colf, ho scoperto di non avere più il borsello, per cui sono andata dai carabinieri denunciandone lo smarrimento. Poi quando la banca, cui mi ero rivolta per bloccare la carta, mi ha segnalato operazioni anomale con il mio bancomat, ho presentato denuncia querela contro ignoti e i carabinieri sono risaliti a lei, una persona di famiglia, di cui mi fidavo ciecamente”, ha spiegato la parte offesa al giudice Camillo.
Nel pomeriggio del 15 maggio 2019 l’imputata ha fatto quattro prelievi da 250 euro ciascuno, a un minuto di distanza l’uno dall’altro, allo sportello di Bomarzo, dove è stata ripresa ma aveva il volto travisato dall’ombrello perché pioveva e la sua Peugeot bianca è stata immortalata senza la targa. Subito dopo però è andata all’Aci usando la carta per pagare il bollo guarda caso di una Peugeot bianca a lei intestata.
Il giorno successivo è invece andata di buonora allo sportello di Soriano, facendo due prelievi da 500 euro l’uno, quindi si è recata a Viterbo dove, in meno di un’ora, tra le 10 e le 10,50, ha speso 235 euro in abbigliamento presso un negozio “cinese” di un centro commerciale sulla Cassia nord, dove il suo volto è stato ripreso benissimo mentre usava il bancomat rubato per pagare il conto”.
Nessun dubbio, insomma, sulla colpevolezza. Motivo per cui l’accusa ha chiesto una condanna a un anno e mezzo di reclusione. Ma il giudice, presumibilmente grazie al risarcimento, le ha riconosciuto la tenuità del fatto.
Silvana Cortignani
– “Mi ha rubato il bancomat ed è andata a fare shopping dal cinese”
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
