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“580 famiglie assistite, ma il 60% sono ritorni: dalla povertà non si esce facilmente…”

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Viterbo – Cinquecentottanta famiglie assistite, circa 1.700 persone che nel 2025 hanno trovato nell’emporio solidale Alfio Pannega non solo generi alimentari, ma un vero punto di riferimento. E un dato che preoccupa: il 60% sono “ritorni”, persone già aiutate negli anni precedenti. “Dalla povertà non si esce facilmente”, spiega Domenico Arruzzolo, presidente di Viterbo con Amore, tracciando il bilancio di un anno segnato da un aumento di 50 nuclei familiari rispetto al 2024. 

Domenico Arruzzolo

Domenico Arruzzolo


Da questi numeri, da un bisogno che cresce, l’associazione fa una richiesta precisa alle istituzioni: uscire dall’incertezza economica. La convenzione con il Comune scade l’8 gennaio e partirà la procedura comparativa. Procedura d’obbligo per l’ente pubblico, anche se può suonare strano da parte di chi l’emporio lo ha creato, concorrere con altri alla sua gestione. Nel frattempo, l’emporio continua il suo lavoro quotidiano con 48 volontari strutturati, recuperando ogni mese 24 quintali di cibo dal Banco Alimentare e prodotti freschi dalla grande distribuzione destinati allo smaltimento. Un modello di welfare che va “ben oltre l’aiuto alimentare”, come sottolinea Arruzzolo.

Presidente Arruzzolo, facciamo un bilancio del 2025. Quanti nuclei avete assistito attraverso l’emporio solidale?
“Al 30 novembre avevamo assistito 580 famiglie, che stanno a significare circa 1.700 persone. C’è stato un aumento rispetto al 2024, quando erano 537. Quindi 50 famiglie in più, un dato abbastanza significativo per il nostro territorio”.

Quali categorie di persone si sono aggiunte?
“Tra italiani e stranieri c’è una sostanziale parità, con la precisazione che le famiglie straniere sono nuclei familiari molto più corposi. Ci stanno capitando molte situazioni di nuclei monoparentali, specialmente con madre italiana. Questo perché oggi il concetto di povertà è tale per cui il povero non è lo straccione con le scarpe rotte e la barba lunga. Oggi il povero è una persona che magari ha pure un rispettabile posto di lavoro, guadagna 1.400 euro al mese, però se ha una famiglia con un figlio piccolo e deve pagare l’affitto, per l’Istat è povero. La soglia di povertà nel Lazio è di 1.400 euro. Abbiamo i famosi ‘working poor’, come li chiamano in America: lavorano ma sono poveri. Questa è una fattispecie di famiglie che non avevamo 5-6 anni fa”.

Un gruppo di volontari di Viterbo con amore

Un gruppo di volontari di Viterbo con amore


Il trend delle famiglie italiane come si è evoluto negli ultimi anni?
“Durante la pandemia avevamo una prevalenza di italiani, eravamo quasi al 70% perché con il lockdown completo molte attività sono state chiuse e ci siamo trovati famiglie in difficoltà provvisoria, persone che lavoravano nelle piscine, nelle palestre, chi faceva il porta a porta, i mercati rionali. Da allora siamo arrivati a questa sostanziale parità. Però c’è un dato che secondo me dice tutto: noi consegniamo la tessera per un anno, dopo gli assistiti devono aspettare un anno prima di rifare domanda. Nel 2025 abbiamo constatato che il 60% dei richiedenti sono persone che già avevano avuto la tessera nei precedenti anni. Questo sta a significare che dalla povertà non si esce facilmente”.

È difficile mantenere l’anno di sospensione?
“Abbiamo continue pressioni di persone che dicono “ma non è possibile, non è cambiato nulla, mi trovo come due mesi fa quando avevo la tessera, che cosa posso fare? Ma  per forza di cose dobbiamo mantenere questa dinamica”.

I volontari di Viterbo con amore selezionano le verdure per l’emporio Alfio Pannega

I volontari di Viterbo con amore selezionano le verdure per l’emporio Alfio Pannega


 Che tipo  di prodotti distribuite?
“Oggi abbiamo anche frutta e verdura fresca, perché ogni mattina ci sono i nostri volontari che vanno presso un supermercato di Viterbo a prendere tutto quello che andrebbe sprecato. Noi li prendiamo e li distribuiamo”.

Quanti bambini ci sono tra le famiglie assistite?
“Possiamo dare  un dato abbastanza certo dei ragazzi fino a 16 anni perché ogni anno lo facciamo ogni anno diamo il kit scolastico ai ragazzi che frequentano fino alla terza media. Ce ne sono 180 sotto i 16 anni, tra italiani e stranieri. Sopra i 16 anni non saprei dire con precisione. Ciò che posso affermare è che abbiamo un’attenzione particolare verso queste povertà che riguardano soprattutto i giovani”.

Ci sono altre forme di fragilità economica emerse? Per esempio gli anziani?
“Per quanto riguarda gli anziani, non abbiamo una situazione degna di rilievo. Ci stanno degli anziani che vengono da noi, non ce la fanno ad andare avanti con la pensione che prendono, 500, 600 euro e quindi aiutiamo anche loro. In alcuni casi facciamo anche la consegna domiciliare”.

Viterbo con amore - L’emporio solidale Alfio Pannega

Viterbo con amore – L’emporio solidale Alfio Pannega


Avete mantenuto la consegna domiciliare anche dopo il Covid?
“Sì, l’abbiamo mantenuta solamente nei casi dove non possono venire: magari c’è una persona con disabilità, l’anziano che ce lo chiede. Lo facciamo assolutamente”.

Chi sono i vostri principali donatori?
“Direi tranquillamente che è il Banco Alimentare. È la fondazione nazionale che poi è diramata in tutte le regioni. Ogni mese il Banco Alimentare del Lazio, sulla base delle famiglie che assistiamo, ci dà una certa quantità di quintali di generi alimentari. Nel 2025 abbiamo ritirato presso il centro degli aiuti alimentari della Quercia una media di 24 quintali al mese di cibo, che sono tanti. Però i prodotti per l’igiene personale e domestica il Banco Alimentare non ce li  dà e quindi li dobbiamo acquistare attraverso le donazioni dei privati e soprattutto attraverso le attività che realizziamo di raccolta fondi: le cene in piazza, il concerto gospel, Città a colori, Viterbo che danza, il mercatino del Tuscia Fest con i ragazzini, etc.”.

Avete vinto bandi pubblici nel 2025?
“Abbiamo partecipato ai bandi delle fondazioni bancarie: Fondazione Intesa San Paolo, Fondazione Carivit, Fondazione Cattolica. Abbiamo vinto 5-6 bandi che ci hanno veramente portato una tranquillità nel lavoro. È una possibilità di avere un introito importante, però è anche un bell’impegno per i volontari”.

Viterbo con amore - L’emporio solidale Alfio Pannega

Viterbo con amore – L’emporio solidale Alfio Pannega


Quanti volontari avete?
“Abbiamo 48 volontari strutturati che turnano. In questo gruppo ci sono quelli che si occupano del magazzino, quelli del social market che stanno alla cassa, i volontari dell’accoglienza, quelli che vanno a prendere i prodotti di scarto presso il supermercato e i volontari che selezionano questi prodotti e imbustano pane, frutta e verdura per le nostre famiglie. Poi abbiamo una decina di volontari occasionali che ci aiutano nelle raccolte alimentari che facciamo ogni mese presso i supermercati”.

Come può fare chi volesse donare il suo tempo a Viterbo con Amore?
“Nell’ultimo mese abbiamo avuto tre persone che si sono rivolte a noi, avevano letto qualcosa sull’emporio. Sono venuti qua, hanno bussato alla nostra porta o mandato un’e-mail. Nel giro di uno o due giorni li convochiamo, fanno il giro, si rendono conto di quello che facciamo. Questo prima di registrarli sul nostro registro dei volontari; da quel momento parte anche la copertura assicurativa, gli facciamo fare 5-6 giorni di formazione, vedono se l’ambiente fa per loro e poi si inseriscono nelle attività”.

Non avete difficoltà a trovare volontari, a differenza di altre realtà del terzo settore…
“È vero, nel mondo del terzo settore c’è una crisi di vocazioni verso il volontariato. Per l’emporio non esiste questo problema. Ci sono due motivi: il primo è la flessibilità del tempo che si intende mettere a disposizione, anche se è necessario che si rispetti poi quel tempo, qualsiasi esso sia.Tu prendi il tuo impegno, anche solo due ore a settimana, ma io devo poter contare su di te per il tempo che tu hai scelto.La seconda cosa importante è che chi decide di fare volontariato, soprattutto quando va in pensione, lo fa perché pensa di essere d’aiuto al prossimo. L’emporio da questo punto di vista è un luogo speciale: tu hai la possibilità di vedere una famiglia e toccare con mano il risultato del tuo lavoro. Quando esce una famiglia contenta con le buste della spesa, che sa che può dare da mangiare a tutta la famiglia ti senti gratificato, senti di aver fatto qualcosa di immediatamente utile per qualcuno. Questo è importante”.

Guardando al 2026, quali sono i progetti? Cosa chiedete alla città e alle istituzioni? So che la data della scadenza della convenzione con il Comune di Viterbo per la gestione dell’emporio è vicina…
“Ci serve uscire dall’incertezza economica. Iniziamo sempre l’anno senza nessun tipo di certezza. Poi durante l’anno il Comune decide di darti un contributo, la Fondazione Carivit anche, partecipi ai bandi… ma quei bandi puoi pure non vincerli. L’istituzione comunale fa molto per noi, però si potrebbe poter dire nella convenzione che l’associazione, in considerazione dell’importante lavoro sociale che svolge, sarà sostenuta con tot euro per un periodo ad esempio di tre anni, con rendicontazione. Questo darebbe maggiore respiro per garantire la continuità. La nostra convenzione scade l’8 gennaio. Il Comune sta lavorando sulla manifestazione di interesse per capire se ci sono altre realtà interessate a gestire l’emporio come lo facciamo noi, perché c’è una legge, il Codice del Terzo Settore, che prevede una procedura comparativa quando c’è un contributo pubblico”.

Ci sono attività particolari per il Natale?
“Il concerto gospel del 21, che è importante ed e’ ormai un riferimento fisso per la città. Inoltre, su invito dei commercianti di Piazza dei Caduti, abbiamo partecipato all’evento di Babbo Natale: abbiamo donato peluche, caramelle, pandoro, panettone a tutte le persone che venivano, gratuitamente”.

Quale è il messaggio che vuole lanciare a chi ha bisogno di aiuto ma esita a chiedere?
“Non è facile rispondere. Posso dire che le persone che all’emporio si occupano dell’accoglienza, che sono il front office, sono professionali e discrete. Gli operatori tutti sono tenuti al segreto, le informazioni non escono dall’emporio. Se le persone hanno timore di venire per vergogna o pudore, da noi non lo devono fare. Devono pensare invece che nell’emporio possono trovare un aiuto che va ben oltre l’aiuto alimentare. Non posso dire che abbiamo preso in carico al 100% le famiglie, ma quelle che si rivolgono all’emporio non vengono semplicemente per prendere un po’ di pasta. Queste famiglie da noi possono trovare per i loro figli il doposcuola, i corsi di sport, i corsi musicali, aiuti nel pagamento delle bollette quando capita. L’esigenza abitativa non sappiamo risolverla, ci sono istituzioni preposte a questo, però per gran parte di quelli che possono essere i bisogni di una famiglia povera, noi possiamo dare delle risposte concrete. Svolgiamo un servizio che ha un grande impatto su chi vive situazioni di bisogno”.

Patrizia Prosperi


L’emporio solidale di Viterbo con Amore “Alfio Pannega” hsi trova a piazzale Porsenna, quartiere santa Barbara, Viterbo. Per informazioni https://viterboconamore.it/


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