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Viterbo – Arsenico nelle acque potabili, confronto sulle nuove tecnologie a membrane porose.
Giovedì 18 dicembre 2025 si è svolto un incontro online dedicato alle tecnologie per la riduzione dell’arsenico nelle acque ad uso potabile della regione Lazio. Un confronto che ha coinvolto ricercatori, rappresentanti istituzionali e medici per l’ambiente, con l’obiettivo di valutare nuove soluzioni applicabili ai territori più esposti al problema.
All’incontro hanno partecipato, per il Cnr di Roma, il dottor Francesco Galiano e il dottor Alberto Figoli, per l’università della Calabria il professor Bartolo Gabriele e la professoressa Raffaella Mancuso. Presente anche l’ingegner Nicola Marcucci, dirigente dell’area ciclo delle acque, concessioni idriche e servizio idrico integrato dell’assessorato ai Lavori pubblici della regione Lazio, insieme a una delegazione dell’Associazione medici per l’ambiente – Isde.
Come si legge nella nota congiunta diffusa da Isde Roma, Isde Viterbo e Isde Lazio, “nel corso dell’incontro si è ragionato sulle nuove tecnologie in grado di ridurre la presenza di arsenico, elemento tossico e cancerogeno, nelle acque ad uso potabile, in particolare per l’Alto Lazio e per alcune aree e comuni della provincia di Roma e Latina”.
Tra i temi affrontati, lo studio condotto dai ricercatori del Cnr e dell’Università della Calabria e pubblicato sulla rivista internazionale Nature Water, dedicato a una membrana porosa bio-ispirata per la decontaminazione dell’acqua. Secondo quanto riportato nella nota, la membrana “contiene un materiale speciale capace di legare in modo selettivo l’arsenico, sia nella sua forma trivalente che nella forma pentavalente”.
La tecnologia, sempre secondo il comunicato, funziona a bassa pressione, ha un consumo energetico ridotto e non rimuove i minerali utili presenti nell’acqua, eliminando esclusivamente l’arsenico. I test di laboratorio indicano “una capacità di abbattimento di oltre il 99% di questo elemento in soluzioni acquose modello”.
Oltre agli aspetti tecnologici, nel corso dell’incontro sono state valutate anche le possibili ricadute sanitarie ed economiche. La soluzione, si legge ancora nella nota, potrebbe contribuire “alla riduzione delle attuali e rilevanti spese per la gestione della dearsenificazione” e rappresentare “un intervento strategico di prevenzione sanitaria” rispetto alle patologie legate all’esposizione all’arsenico, anche a dosaggi medio-bassi.
“A questo incontro ne faranno seguito altri a breve – conclude la nota – sempre nell’ottica di una attenta valutazione di questa tecnologia e della sua messa in funzione”, con l’obiettivo di verificare un possibile impiego non solo nel Lazio ma anche in altre aree d’Italia interessate dalla stessa problematica.
