Roma – “Cena dei veleni”, rinviati a giudizio sindaca e marito per minaccia aggravata. Si è chiusa col via libera al processo l’udienza ripresa all’una di oggi, davanti alla IV sezione della corte d’appello di Roma, dove si è discusso il ricorso per il rinvio a giudizio della sindaca Chiara Frontini e del marito Fabio Cavini cha erano accusati di minaccia a corpo politico in concorso. La coppia non era presente in aula, così come nessuna delle tre parti civili.
Viterbo – Chiara Frontini e il marito Fabio Cavini
Il reato è stato riqualificato in minaccia aggravata in concorso dalla corte d’appello di Roma. Proprio in seguito alla contestata aggravante il processo si terrà davanti al giudice monocratico del tribunale di Viterbo.
Lo scorso 20 giugno, su ricorso del pm Massimiliano Siddi, la procura generale, rappresentata da Pantaleo Polifemo, aveva chiesto il rinvio a giudizio, illustrando e approfondendo i contenuti del ricorso presentato dal pubblico ministero Massimiliano Siddi contro la sentenza di non luogo a procedere del gup del tribunale di Viterbo. Nel corso della stessa seduta sono stati ascoltati anche gli avvocati delle tre parti civili, mentre oggi è stata la volta dei difensori.
Tre le parti civili. Sono l’ex consigliere di maggioranza Marco Bruzziches e la moglie Anna Maria Formini, difesi dall’avvocato Samuele De Santis, secondo l’accusa vittime di minacce durante la famosa cena “registrata” del 26 settembre 2023 a casa loro, su richiesta “conviviale” dei coniugi Cavini. Parte civile, con l’avvocato Enrico Valentini, Letizia Chiatti, che due mesi e mezzo prima, il 5 luglio 2023, si era dimessa da presidente del consiglio, ufficializzando, il 15 febbraio 2024, la sua uscita dal gruppo di Viterbo 2020. Non è stato invece individuato come parte offesa il comune.
Gli avvocati Roberto Massatani e Giovanni Labate
Il 21 dicembre 2023 Bruzziches, decidendo di sporgere denuncia, ha clamorosamente rinunciato in consiglio comunale alla delega al patrimonio, dimettendosi anche dalla seconda commissione e dalla maggioranza, pochi giorni prima di Natale, parlando di fatti gravi accaduti a lui e alla sua famiglia. Il 21 novembre 2024 il gup Savina Poli ha respinto la richiesta di rinvio a giudizio per il reato di minaccia a corpo politico perché “il fatto non sussiste” La coppia è difesa dagli avvocati Giovanni Labate e Roberto Massatani.
Viterbo – Letizia Chiatti e Marco Bruzziches
Tra le frasi incriminate, una su tutte: “Non siamo dei principianti, se io voglio fare male, capisco chi del tuo stato di famiglia è più debole e poi vado a colpire quella persona”. Ma Cavini, che le avrebbe pronunciate durante la cena, si sarebbe spinto anche oltre: “Purtroppo io sono la sua anima nera ed è per questo che sono molto odiato, perché a volte devo fare delle cose anche molto brutte”. “La Chiatti adesso è nella fase in cui riflettiamo, perché se lei non fa danni noi non reagiremo”, avrebbe detto Cavini senza sapere di essere registrato. Due mesi e mezzo prima, il 5 luglio 2023, Letizia Chiatti si era dimessa da presidente del consiglio, ufficializzando durante il consiglio comunale del 15 febbraio 2024 la sua uscita dal gruppo di Viterbo 2020. Fatto sta che in meno di due anni la maggioranza è passata da 20 consiglieri a 18 e l’opposizione da 12 a 14.
Gli avvocati Samuele De Santis ed Enrico Valentini
Dopo il rigetto della richiesta di giudizio immediato del 30 aprile 2024 da parte del gip Rita Cialoni, la procura chiese il rinvio a giudizio della sindaca e del marito predisponendo un capo d’imputazione più pesante, esplicitando, con maggiore dovizia di particolari, all’interno del 415 bis, come e perché sia da ritenersi “estesa” all’intero organo collegiale, oltre che al singolo componente, la presunta “minaccia a corpo politico”. Cavini, in particolare, usando singolare e plurale avrebbe sottolineato durante la cena dei veleni:“Mi devo sempre preoccupare per il domani è uno dei miei compiti e il domani è la tutela della maggioranza, prima di Chiara poi della maggioranza. Allora io, noi quando vogliamo colpire, o abbiamo qualcosa, o la inventiamo. Ora proprio come fare non te lo dico e questo lo facciamo in casi estremi”.
Silvana Cortignani
Il pm Massimiliano Siddi
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.




