Viterbo – Se comandavo io eravate tutte saponette”, odiatore di gay indagato per apologia dell’Olocausto. Un caso giudiziario nato dal fiume di commenti social al Perugia Pride 2019: “Giù di manganello”, “ve ce vorrebbe il fascismo almeno lo provate”, “figli di c*ni fr*oci di mer*a”, “merce da termovalorizzare”, “se comandavo io eravate tutte saponette”.
Gay Pride
Ebbene, c’è anche un quarantenne della provincia di Viterbo tra i nove leoni da tastiera indagati sei anni fa dalla polizia postale perugina per i commenti omobitransfobici denunciati dall’associazione Omphalos Lgbt a seguito di un post su Facebook che ricordava il Perugia Pride.
Gli autori dei commenti sono stati identificati e sono finiti davanti al giudice per diffamazione, ingiurie e minacce, istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa, nell’ambito dell’articolo 604-bis del codice penale che punisce l’apologia dell’olocausto e del fascismo.
Il procedimento a carico del quarantenne, nel frattempo, su richiesta del difensore Stefano Billi. è stato trasferito dal capoluogo umbro al gup Savina Poli del tribunale di Viterbo per competenza territoriale, pm Massimiliano Siddi.
Per l’imputato, come per i coimputati, dopo un accordo con le parti civili, è finita con scuse ufficiali, lavori socialmente utili e risarcimento all’associazione Lgbt. Mercoledì l’udienza di ammissione alla messa alla prova, che si concluderà tra un anno con la sentenza di estinzione del reato se l’imputato avrà rispettato i termini del programma di trattamento.
Come agli altri, gli è stata contestata la lesione della “reputazione dell’associazione Omphalos, dei membri della stessa e dei partecipanti al Perugia Pride, fatto aggravato dalla diffusione dell’offesa via web”. “Il gip Savina Poli – spiega l’avvocato Billi – ha correttamente inquadrato la contestazione come aggravante e non come fattispecie autonoma di reato”.
“Non è pensabile che si possa utilizzare una simile violenza in modo così gratuito e pensare di farla franca. Insultare le persone per il loro orientamento sessuale o per la loro identità di genere non può essere più considerata solo ignoranza. Auspichiamo che la lettera di scuse e i lavori socialmente utili che queste persone saranno chiamate a fare, gli permettano di riflettere su quanto hanno commesso”, il commento del presidente di Omphalos, Stefano Bucaioni.
Silvana Cortignani
Il difensore Stefano Billi
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

