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Detenuto impiccato, al via il processo per omicidio colposo a medico e agente

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Viterbo – Penitenziari e carabinieri saranno i primi a testimoniare per l’accusa al processo per la morte di Andrea Di Nino, il detenuto romano 36enne trovato impiccato in cella di isolamento la sera del 21 maggio 2018.


Il carcere di Mammagialla - Nel riquadro Andrea Di Nino

Il carcere di Mammagialla – Nel riquadro Andrea Di Nino


Andrea Di Nino è morto il 21 maggio 2018. L’avviso di fine indagini per i due imputati più l’allora direttore e un altro medico per cui si procede a parte (la sua posizione sarà esaminata dal giudice Jacopo Rocchi in un’apposita udienza fissata a gennaio) risale al 17 luglio 2020, la richiesta di rinvio a giudizio al 19 aprile 2021. Il 6 ottobre 2022 il direttore è stato prosciolto con l’abbreviato davanti al gup che ha fissato per gli altri due la prima udienza del processo al 13 settembre 2023. 

Ieri, 3 dicembre 2025, è stato il giorno dell’ammissione delle prove del processo in cui sono imputati di omicidio colposo un medico e un agente del carcere Nicandro Izzo di Viterbo.

Il giudice Jacopo Rocchi ha bocciato le questioni preliminari dei difensori Lorenzo Lepri e Andrea Danti, accogliendo tra le prove il faldone di documenti presentati dal pm Michele Adragna. 

Presenti i familiari di Di Nino, tredici dei quali parte civile, ovvero i cinque figli e gli otto fratelli della vittima, che hanno ottenuto la citazione come responsabili civili sia della Asl di Viterbo che del ministero della giustizia, datori di lavoro degli imputati. Le parti civili hanno inoltre chiesto l’acquisizione dell’interrogatorio davanti al gup del direttore, richiesta su cui si è riservato.


Manifestazione per Andrea Di Nino di fronte al tribunale

Manifestazione per Andrea Di Nino di fronte al tribunale


Lo scorso 30 settembre i familiari di Di Nino hanno organizzato un sit-in fuori del tribunale contro l’archiviazione dell’inchiesta bis per omicidio volontario (in seguito a un pestaggio da parte di una !squadretta” di penitenziari), suicidio per impiccagione per la procura.

Per la morte di Di Nino è stato assolto in primo e secondo grado l’ex direttore della casa circondariale sulla Teverina, difeso dall’avvocato Marco Russo, l’unico a scegliere il rito abbreviato davanti al gup Giacomo Autizi, mentre hanno scelto il rito ordinario gli altri tre imputati. 

Il processo entrerà nel vivo la prossima primavera, quando saranno ascoltati i primi sei testimoni dell’accusa, tutti operatori di polizia giudiziaria, penitenziari e carabinieri.


Morte di Andrea Di Nino - Il fratello Tonino Lazzarini

Morte di Andrea Di Nino – Il fratello Tonino Lazzarini


La vicenda

Di Nino, padre di cinque figli, al momento in cui fu rinvenuto cadavere, verso le 22 del 21 maggio di sette anni fa, era in carcere da due anni per possesso di stupefacenti. Si è suicidato in cella di isolamento del penitenziario da dove sarebbe uscito di lì a un anno. 

I familiari sono convinti che non si sarebbe mai potuto suicidare. In primis perché gli mancava un anno alla fine della pena ed era convinto che sarebbe uscito anche prima.

E poi perché dalle lettere che scriveva ai suoi cari, era evidente il desiderio di viversi appieno la famiglia una volta uscito dal carcere. “Ho voglia di spaccare il mondo” scriveva il 36enne.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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