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Caprarola – Riceviamo e pubblichiamo – Che fine ha fatto il tavolo tecnico sulla crisi delle nocciole? La Tuscia attende risposte. Da ottobre non se ne hanno più notizie. Il tavolo tecnico sulla crisi delle nocciole, convocato dalla regione Lazio per affrontare una situazione che da quattro anni sta mettendo in ginocchio le aziende corilicole della Tuscia, sembra essersi dissolto nel nulla. Un silenzio istituzionale che pesa, soprattutto ora che la nuova stagione produttiva è alle porte e le criticità continuano a crescere.
Agricoltori e imprese del comparto domandano con urgenza di sapere cosa sarà dei ristori annunciati ormai mesi fa. Molte aziende si trovano in condizioni economiche drammatiche e quei fondi, più volte promessi, rappresentano per molti l’unico margine di respiro per affrontare la prossima annata. Una chiarezza definitiva sui tempi, sulle modalità di erogazione e sulle risorse effettivamente disponibili non è più rimandabile.
La problematica più grave, e ancora irrisolta, resta l’attacco della cimice asiatica. Da quattro stagioni consecutive questo insetto sta devastando la produzione, riducendo drasticamente qualità e resa e mettendo in crisi l’intero settore. Le soluzioni concrete, però, continuano a mancare. I produttori hanno più volte denunciato la gravità della situazione e chiesto interventi coordinati, ma senza esiti tangibili.
Non si tratta solo di agricoltura. La corilicoltura è la spina dorsale dell’economia della Tuscia: intere filiere vivono grazie a questo prodotto, dalle aziende agricole alla trasformazione, dal commercio al mondo dei servizi. La crisi ha già prodotto effetti devastanti sul tessuto sociale ed economico del territorio. E non soltanto: la svalutazione degli immobili nelle aree agricole più colpite sta assumendo proporzioni allarmanti, a dimostrazione che l’emergenza non riguarda solo chi lavora la terra, ma l’intera comunità.
I cittadini e i produttori chiedono alla politica risposte, trasparenza e soprattutto responsabilità. Chi ricopre un incarico pubblico ha il dovere di affrontare le emergenze del territorio, non di lasciare che si trascinino nel silenzio mentre le famiglie e le aziende affondano. La crisi è stata segnalata con forza e documentata da quattro anni. Prima o poi, inevitabilmente, qualcuno dovrà rendere conto del perché, nonostante l’allarme e le richieste di intervento, si sia continuato a latitare.
La Tuscia non può più attendere: il tavolo tecnico va riconvocato immediatamente, i ristori sbloccati, e servono strategie serie e durature per contrastare la cimice asiatica e salvare un comparto che è l’identità stessa del nostro territorio.
Fernando Monfeli
Presidente Associazione spontanea per la tutela degli agricoltori
