Viterbo – La storia della chiesa di Santa Maria della Peste, oggi raccontata al pubblico.
Grazie all’iniziativa proposta dalla Soprintendenza di archeologia delle belle arti, la ex chiesa di Santa Maria della Peste ha aperto al pubblico questa mattina, con lo scopo di illustrare lo stato del cantiere attualmente in corso. Un’occasione anche per raccontare la storia di questo storico monumento.
Viterbo – Il tempietto della chiesetta di Santa Maria della Peste
Sullo stato dei lavori, interviene l’architetto della Soprintendenza Federica Cerroni: “La nostra intenzione è quella di aprire una serie di monumenti al momento non accessibili, ma anche quella di mostrare la tipologia di lavori che stiamo portando. Un lavoro complesso e delicato, essendo la struttura realizzata in modo particolare. Puntiamo a migliorare lo stato di mantenimento della chiesa. Oltre all’area interna, stiamo iniziando a studiare anche un recupero della zona esterna alla chiesa”.
Yuri Strozzieri e Federica Cerroni
A illustrare la storia, l’architetto Yuri Strozzieri: “La struttura fu edificata come voto di ringraziamento da parte della popolazione, scampata a una terribile pestilenza, probabilmente quella del 1476 o un’epidemia successiva che minacciava la città. La sua costruzione, iniziata probabilmente 1494, riflette la profonda fede e la speranza della comunità viterbese in un momento di grande crisi”.
Viterbo – Il tempietto della chiesetta di Santa Maria della Peste
“L’edificio si presenta come un elegante tempietto a pianta ottagonale, sormontato da una cupola con lanternino, con uno stile che evoca suggestioni del primo Rinascimento, talvolta accostato all’influenza bramantesca. È interamente realizzato in peperino, la pietra locale”, spiega l’architetto, che prosegue: “Un dettaglio notevole è il pavimento in maiolica smaltata dipinta, che reca un’iscrizione menzionando i committenti o realizzatori: Paolo Mazzatosta e un conciatore di grano di nome Martino. Questo piccolo gioiello architettonico fu eretto di fronte a un’immagine sacra ritenuta miracolosa”.
Viterbo – Il tempietto della chiesetta di Santa Maria della Peste
Una storia che prosegue con l’unione alla chiesa di San Giovanni Battista: “Nel 1519, papa Leone X lo unì alla vicina chiesa di San Giovanni Battista degli almadiani. Nel 1636 vide una variazione del titolo con l’introduzione del culto di Santa Maria Elisabetta, per volere di un nobile locale, pur mantenendo nella memoria popolare il nome originario legato alla peste. Il tempietto ha richiesto nel tempo diversi interventi di restauro, come quello documentato nel 1604 per la riparazione della cupola, a testimonianza della costante cura per l’edificio”.
Viterbo – Il tempietto della chiesetta di Santa Maria della Peste
Il racconto si conclude quindi con l’arrivo del novecento: “Un significativo cambiamento nella storia della chiesa si verificò negli anni ’30 del Novecento. Con la sistemazione urbanistica dell’area circostante, l’edificio sconsacrato si ritrovò al centro di una nuova piazza. Fu scelto per essere convertito in sacrario militare in onore dei caduti della prima guerra mondiale prima e successivamente anche della seconda guerra mondiale, assumendo la denominazione ufficiale di Sacrario dei Caduti. Questa trasformazione gli ha conferito un nuovo ruolo civico e commemorativo, rendendolo oggi un importante luogo della memoria nel centro di Viterbo, dove all’interno si possono ancora ammirare affreschi raffiguranti San Giovanni e San Sebastiano”.
Luca Trucca
Viterbo – Il tempietto della chiesetta di Santa Maria della Peste
Viterbo – Il tempietto della chiesetta di Santa Maria della Peste
Viterbo – Il tempietto della chiesetta di Santa Maria della Peste







