Viterbo – L’ordine per l’attentato esplosivo che il 30 giugno 2025 ha devastato l’androne della palazzina Ater di via Calcagnini, nel cuore del cosiddetto Bronx di Primavalle, sarebbe partito dal carcere di Viterbo. È quanto emerso dall’attività investigativa dei carabinieri della compagnia di Roma Trastevere, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia della procura di Roma e dalla procura dei Minorenni, che ha ricostruito ruoli e responsabilità del mandante, dell’esecutore materiale e di altri soggetti coinvolti.
Secondo quanto riferito dalla Stampa, a dare il via libera all’atto dinamitardo sarebbe stato un detenuto del reparto di alta sicurezza viterbese Nicandro Izzo. Una figura ritenuta centrale nelle dinamiche criminali ricostruite dagli inquirenti che hanno portato a undici misure cautelari eseguite nelle ultime ore nei confronti di 6 maggiorenni, destinatari di custodia cautelare in carcere e di 5 minorenni, 2 destinatari di custodia cautelare presso istituto penale minorile e 3 collocati presso una comunità.
Si tratta di cittadini italiani, tutti domiciliati nella Capitale, gravemente indiziati a vario titolo dei reati di tortura, sequestro di persona, tentata estorsione, sequestro di persona a scopo di estorsione, porto abusivo di esplosivo in luogo pubblico e danneggiamento aggravato.
L’esplosione del 30 giugno aveva provocato il cedimento dell’androne condominiale, generando panico e allarme tra i residenti della zona. Un episodio che, fin da subito, aveva fatto temere un salto di qualità nelle modalità operative del gruppo.
Roma – Carabinieri – Rinchiusi in un garage e torturati
L’indagine che ha portato agli sviluppi odierni trae origine da un arresto in flagranza per detenzione di stupefacenti, avvenuto nel marzo 2025. Da quel momento gli investigatori sono riusciti a risalire a due violenti episodi di tortura, lesioni e sequestro di persona a scopo di estorsione avvenuti nel gennaio dello stesso anno. Le vittime, secondo gli accertamenti, sarebbero state prelevate dalle proprie abitazioni per debiti di droga o rancori legati a motivi di gelosia, poi condotte in un garage del quartiere Massimina.
Qui sarebbero state immobilizzate, legate mani e piedi, bendate e sottoposte a ripetute sevizie: pugni, schiaffi, colpi inferti con spranghe e oggetti contundenti, fino a essere scottate con acqua bollente. Un quadro di violenze definito dagli inquirenti di estrema gravità.
– Vittime rinchiuse in un garage, legate, prese a pugni e torturate con acqua bollente
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
