Viterbo – “L’incendio all’Università di Agraria è stato di una rapidità eccezionale, è stato un intervento grandissimo sin dal primo momento”. Il comandante provinciale dei vigili del fuoco, Mauro Caprarelli, ripercorre gli attimi concitati del rogo che ha investito la facoltà a giugno: “Il nostro intervento è stato massiccio”.
Mauro Caprarelli
Ma il 2025 non è stato solo l’anno di agraria per i vigili del fuoco. È stato segnato anche dal quasi completo trasferimento nella caserma sulla Cassia nord che permette un’organizzazione più organica, e l’imponente aiuto dato a Roma in occasione del Giubileo.
Rogo ad Agraria
Caprarelli offre anche una panoramica su tutti gli interventi dell’anno e sui dati dettagliati: gli incendi generici in aumento rispetto al 2024, ma gli incendi boschivi in diminuzione grazie anche al clima estivo più favorevole che ha reso l’attività più leggera.
E poi un progetto per il futuro: creare un polo didattico nella caserma.
Civita Castellana – Esercitazione dei vigili del fuoco
Come è andato l’anno per i vigili del fuoco?
“Quest’anno abbiamo avuto la concomitanza con il Giubileo che, per quanto riguarda i servizi di vigilanza e prevenzione, ci ha assorbito quando il comando di Roma non riusciva a soddisfare le esigenze a causa del grande numero di pellegrini. In certi momenti dell’anno ci ha impegnato in un modo abbastanza significativo”.
E quali sono stati gli interventi che più vi hanno tenuto impegnati?
“Per quanto riguarda la parte degli interventi e dei soccorsi, rispetto all’anno precedente sono diminuiti di circa 200 unità, ci attestiamo intorno ai 5777 in totale. Gli incendi generici hanno subito un incremento rispetto al 2024, mentre gli incendi di bosco sono diminuiti. Con la stagione più favorevole e le piogge intermittenti, abbiamo passato un’estate più tranquilla rispetto allo scorso anno.
Quindi gli incendi generici (tutto ciò che non è incendio di bosco, ndr), sono 566 nel 2025 contro i 486 dell’anno prima. Invece sono stati 404 gli incendi di bosco nel 2025 rispetto ai 624 del 2024.
Incrementate anche le fughe di gas che sono passate a 198, 50 in più rispetto al 2024. Diminuiti, invece, i danni d’acqua in genere. Aumentata anche la bonifica di insetti, con 100 interventi in più rispetto al 2024″.
Come è andata invece per gli interventi nei laghi?
“Quest’anno abbiamo riattivato la convenzione del presidio acquatico del lago di Bolsena. Fortunatamente, durante il periodo della convenzione, non ci sono stati particolari interventi anche se la nostra vigilanza è sempre stata continua. Ci sono stati un paio di interventi fuori dal periodo della convenzione, di cui uno recentissimo. Abbiamo recuperato una barca di un pescatore che, a causa del forte vento che si è creato, è stata portata ancora più al largo e si è scaricato il motore elettrico. Il recupero è andato molto bene, la situazione poteva degenerare. Gli operatori sono stati molto bravi a gestire il tutto, il giovane era quasi in ipotermia. In queste situazioni è bene informarsi sulle condizioni del vento e della temperatura, dettagli iportanti da sapere quando ci si avventura al lago. Ci sono stati anche dei presidi al mare, uno a Tarquinia e uno a Montalto di Castro. Ci siamo trovati a gestire un intervento anche al di fuori dei nostri presidi in una giornata di mare molto mosso. Ma in quel caso, pur essendo arrivati nel giro di qualche minuto, purtroppo non c’è stato nulla da fare”.
Unitus – In fiamme la facoltà di agraria – L’intervento dei vigili del fuoco
Il 2025 è stato l’anno del rogo all’Università di Agraria. Ci può parlare di quei momenti? È stato un intervento grandissimo…
“Sì, è stato un intervento grandissimo sin dal primo momento. Si è sviluppato velocemente in copertura: la squadra intervenuta dapprima ha rilevato un principio d’incendio. Ma non appena entrata dentro per verificare che tutte le persone fossero uscite, il caposquadra è uscito fuori e ha visto che già aveva investito quasi tutta la copertura. È stato di una rapidità eccezionale. Da lì si è propagato all’interno attraverso i lucernari di plexigas. Passando dall’interno e gocciolando, questo materiale fuso ha fatto estendere l’incendio anche dentro. Lì si è propagato a macchia di leopardo. È il caso di alcuni uffici e studi limitrofi, uno attaccato all’altro: il primo completamente distrutto, quello a fianco aveva ancora i fogli di carta sulle scrivanie che non sono stati per nulla interessati dalle fiamme. La dinamica di un incendio è particolare: dipende dalla ventilazione e da tanti altri fattori. Per fortuna, il piano interrato, dove c’erano la maggior parte dei laboratori, non è stato interessato. Il nostro intervento è stato massiccio per quello che abbiamo potuto fare con le nostre forze, ma siamo stati anche supportati dai comandi limitrofi come quello di Roma, Terni e Rieti. Ma soprattutto, per quanto riguarda il rifornimento d’acqua, ci hanno aiutato le botti dell’aviazione dell’esercito”.
In che modo?
“Facendo la spola, hanno consentito di rifornire i nostri mezzi e i nostri uomini che stavano fronteggiando in prima linea l’incendio. Abbiamo avuto una forza d’urto importante perché se avessimo dovuto noi procurarci l’acqua, muoverci, lasciare l’incendio a rotazione per andare a rifornirci, avremmo avuto una forza meno impattante per lo spegnimento. Invece così, nella stessa giornata, lo abbiamo estinto. Nei giorni successivi, per almeno una decina di giorni, lo abbiamo controllato e non abbiamo abbandonato la postazione. C’era del materiale crollato che poteva covare sotto un po’ di fumo, se lo avessimo lasciato rischiava di riprendere. Se vedevamo del fumo che usciva lo spegnevamo subito”.
Rogo alla facoltà di agraria – I gravi danni prodotti dall’incendio
Ci sono ancora interventi all’interno dell’università per cui vi chiamano tuttora?
“Sì, forniamo ancora la nostra collaborazione perché l’interno non è agibile, non tanto per le strutture vere e proprie (parlo dei solai) quanto per i controsoffitti, le intelaiature dei controsoffitti, gli arredi e i pavimenti occupati da tutto il materiale bruciato. È facile potersi fare male. Quindi ogni volta che il personale deve andare a recuperare qualcosa, forniamo gli uomini per aprirgli la strada. Lo stabile non è ancora stato cantierizzato. Appena l’area sarà dissequestrata, la ditta incaricata potrà mettere in sicurezza la zona e procedere ai lavori di ripristino”.
A proposito di un altro intervento per cui sono state dispiegate tante forze in campo, parliamo delle ricerche dello scomparso di Calcata, Andrea Gentili. Proprio di pochi giorni fa la firma in prefettura del nuovo Piano per la ricerca delle persone scomparse. Come cambieranno, se cambieranno, i vostri interventi?
“Abbiamo già uno nostro metodo di intervento con i nostri strumenti e il nostro personale, preparato a gestire quel tipo di intervento”.
Come funziona?
“Si fa una pianificazione topografica dove si mappano e si dividono le zone e, piano piano, si perlustrano. Si tiene tutto registrato attraverso dei dispositivi informatici in modo da non tornare nella stessa zona se non ce n’è motivo. Noi forniamo il coordinamento con il nostro Posto di comando avanzato, con operatori e computer che, di volta in volta, danno il gps alle nostre squadre e alle squadre di chi collabora con noi, in questo caso parlo, ad esempio, di carabinieri, guardia di finanza, protezione civile. Col gps loro percorrono una certa zona e il percorso viene memeorizzato. Quando tornano danno il gps ai nostri addetti che scaricano i dati e riportano su mappa il percorso fatto. Si costruisce una rete di zona. Purtroppo in questo caso è andata male perché l’area era particolarmente impervia. Ci siamo avvicinati ma non siamo arrivati fino a quel punto. Oltretutto essendo una zona anche molto boscosa si rischia di passare in punti con una visibilità che non va oltre i dieci-venti metri. Abbiamo lavorato costantemente per più di dieci giorni, dalla mattina alla sera. La vegetazione era così fitta che i droni hanno avuto difficoltà. Così come i cani, sia i nostri che quelli dei carabinieri”.
Viterbo – La caserma dei vigili del fuoco
Cambiando decisamente argomento. Per quanto riguarda il completamento della caserma, vi siete quasi completamente trasferiti?
“Quasi totalmente. Fine anno, massimo gennaio, avremo finito. Io sono stato l’ultimo ad abbandonare la nave il primo dicembre. Il personale amministrativo e tecnico si era già trasferito. Rimane parte di un magazzino che dovrà essere organizzato bene per essere spostato. Anche la maggior parte dei mezzi sono stati portati, stiamo in dirittura d’arrivo. Le difficoltà non sono state tanto pratico-operative ma i finanziamenti per pagare il trasloco e i nuovi arredi. In questo momento di particolare attenzione sui capitoli di spesa dello Stato, ci hanno fatto diversi tagli. Dovremmo avere anche dei fondi che un anno fa erano stati promessi per terminare la caserma – perché il grosso dei lavori è finito, possiamo viverci senza problemi – però di fatto non è ancora stato completato tutto ciò che era previsto”.
Cosa manca?
“Il castello di manovra non è terminato, il piazzale non è terminato, l’illuminazione, l’anti-intrusione, il distributore carburanti interno. Cose che non inficiano l’uso della caserma ma sicuramente lo completano. Su questo purtroppo quest’anno, con tutti i problemi di crisi internazionale che ci sono stati, i fondi sono stati dirottati per altri motivi. Però non si poteva ancora rimanere su due sedi per tanto tempo. Poi c’è un altro progetto e vedremo se il prossimo anno riusciamo ad andare avanti”.
Civita Castellana – Esercitazione dei vigili del fuoco
Di che progetto si tratta?
“Creare un polo didattico nella caserma, visto che ci sono gli spazi sia all’esterno che all’interno. Il fine è fare formazione per il nostro personale e non solo. Anche personale a livello regionale e, possibilmente, nazionale. Per polo didattico io non intendo fare solo formazione interna, ma anche poter fare corsi, seminari, convegni sulla sicurezza a livello locale, quindi – e mi riallaccio al discorso dell’incendio di Agraria – fare dei corsi e sensibilizzare le ditte sull’aspetto della sicurezza e in particolare sull’antincendio dei cantieri. Su questo abbiamo già fatto un primo seminario organizzato insieme alla Asl e all’ispettorato del lavoro. È intervenuto il personale tecnico dei vari enti, ma anche un paio di scuole superiori per geometri. Abbiamo anche mostrato ai ragazzi delle manovre di recupero Saf con attrezzatura speleo-alpino-fluviale nei tralicci, quindi operazioni che potrebbero essere messe in atto nel momento in cui c’è personale di cantiere in difficoltà”.
Vigili del fuoco
Come è la situazione dei mezzi dei vigili del fuoco?
“Il 2025 è stato un anno abbastanza positivo. I mezzi non bastano mai e il problema principale è il ricambio. L’amministrazione ne acquista di nuovi però non può distribuirli a tutti. Abbiamo ancora dei mezzi un pochino vetusti, più che altro hanno necessità di manutenzione e anche per questo servono dei soldi. Però la situazione non è critica. Per quanto riguarda il parco autovetture, abbiamo avuto un fortissimo incremento e provengono da fondi Pnrr dell’amministrazione con circa una ventina di mezzi completamente elettrici. È stato il fiore all’occhiello della nostra amministrazione centrale in termini di abbattimento ambientale”.
Elisa Cappelli







