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Mafia turca, arrestati altri quattro fedelissimi del boss Baris Boyun

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Viterbo – Mafia turca, quattro arresti tra i sodali di Baris Boyun con accuse che vanno dalla banda armata con finalità di terrorismo al traffico internazionale di armi, omicidi e stragi. Il boss è detenuto al 41bis dopo l’arresto del 22 maggio 2024 a Bagnaia. 


Mafia turca - Il boss Baris Boyun nelle foto della stampa locale

Mafia turca – Il boss Baris Boyun nelle foto della stampa locale turca


Uno dei quattro turchi era già in carcere in seguito a un mandato di arresto internazionale. Su di lui pendono le accuse di banda armata con finalità di terrorismo e per associazione a delinquere aggravata anche dalla transnazionalità finalizzata alla commissione di una serie di reati tra cui detenzione e porto abusivo di armi anche clandestine, traffico internazionale di armi, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, omicidi, stragi, traffico di stupefacenti, riciclaggio, falsificazione di documenti. Questi ultimi reati vengono contestati anche agli altri tre, di cui due finiti in carcere.

L’ordinanza di custodia cautelare è stata eseguita a carico di quattro uomini, tutti turchi, nell’inchiesta della Dda di Milano coordinata dalla pm Bruna Albertini. Perquisite abitazioni e altri luoghi a disposizione degli indagati sul territorio nazionale, tra cui la Tuscia.

I quattro si spostavano continuamente tra diverse zone d’Italia e in altri paesi europei. Sono stati individuati grazie ad attività tecniche, al lavoro di pedinamento e controllo di 50 poliziotti del Servizio centrale operativo di Roma, della sezione investigativa Sco di Milano, della mobile di Como con il supporto dei colleghi di Viterbo e Pistoia e dei reparti prevenzione crimine Lazio e Toscana, e dell’Unità operative di primo intervento. Contributi alle indagini sono provenuti anche da scambi informativi con altri paesi.


Mafia turca - A Viterbo la cattura del boss Baris Boyun

Mafia turca – A Viterbo la cattura del boss Baris Boyun


L’attività investigativa è la prosecuzione di altre svolte dagli investigatori della Sisco di Milano, della squadra mobile di Como e del servizio centrale operativo di Roma che a maggio 2024 ha portato all’arresto di 19 cittadini turchi, alcuni dei quali stabilmente presenti e radicati in Italia, con a capo il boss della mafia turca Baris Boyun, imputato davanti alla corte di assise di Milano per banda armata con finalità di terrorismo per aver compiuto e organizzato numerosi attentati in Turchia e omicidi anche in altri paesi tra cui la Germania. Reati, scrive il procuratore Marcello Viola, “tutti finalizzati a destabilizzare gli assetti dello stato turco e a creare allarme sociale anche in Europa”.

Boyun avrebbe pianificato omicidi, uno a Berlino, e attentati, come uno fallito ad una fabbrica di alluminio alle porte di Istanbul, ma mai in Italia. Era uno degli uomini più ricercati da Ankara e la Turchia ne ha chiesto l’estradizione, ma i giudici, Cassazione compresa, hanno bocciato le istanze e resta detenuto in Italia. 


Maxioperazione contro la mafia turca - La polizia in azione a Bagnaia - Arrestato Baris Boyun

Maxioperazione contro la mafia turca – La polizia in azione a Bagnaia – Arrestato Baris Boyun


Tra gli omicidi commessi dalla banda turca, secondo Il Giorno, rientra a pieno titolo quello di Hayati Aroyo, 62 anni, l’uomo di origine turche, ammazzato il 23 luglio scorso con decine di coltellate e poi bruciato in un monolocale di via Fogagnolo 130, a Sesto San Giovanni. La vittima era cognato del boss della mafia turca Huseyin Sarai, ucciso a Crotone il 31 gennaio 2005 proprio mentre lui stesso era al volante dell’auto.

A distanza di due mesi da quel delitto la polizia coordinata dalla Procura di Monza, aveva arrestato tre persone accusati di aver messo la firma a quell’omicidio ma anche accusati di rapina aggravata, incendio e distruzione di cadavere. 

Aroyo sarebbe stato ammazzato perché, secondo la ricostruzione degli inquirenti, aveva un video con la donna che compiva atti sessuali con un altro uomo e potesse diffonderlo. Carte di credito e cellulare. Dopo il delitto, i tre avevano preso denaro, carte di credito, un tablet e il cellulare di Aroyo. Con le carte di credito della vittima avevano cercato di fare degli acquisti in esercizi commerciali vicini a casa loro e hanno giocato anche in una sala slot, dove erano stati incastrati dalle telecamere.


Mafia turca - Il boss Baris Boyun passa pizzini in carcere

Mafia turca – Il boss Baris Boyun passa pizzini in carcere


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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