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“Marco Bruzziches e Letizia Chiatti, vittime di minacce gravi…”

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Viterbo – Cena dei veleni indigesta per la sindaca Chiara Frontini e il marito Fabio Cavini, rinviati ieri a giudizio per minaccia aggravata in concorso davanti al tribunale di Viterbo. 


Viterbo - Inaugurazione dello Schenardino - Chiara Frontini e il marito Fabio Cavini

Chiara Frontini e il marito Fabio Cavini


A deciderlo nel primo pomeriggio di ieri, dopo appena mezz’ora di camera di consiglio, il collegio della corte d’appello di Roma, su ricorso del pubblico ministero Massimiliano Siddi. La procura di Viterbo è ricorsa in secondo grado contro la sentenza di non luogo a procedere del 21 novembre 2024, dopo la richiesta di rinvio a giudizio per minaccia a corpo politico in concorso, “perché il fatto non sussiste” del gup Fiorella Scarpato. 

A rappresentare l’accusa ieri c’era il procuratore generale Francesco Scavo, storico magistrato del tribunale civile di Viterbo. 


Viterbo - Da sinistra: il pm Massimiliano Siddi, il procuratore capo Paolo Auriemma e la pm Chiara Capezzuto

I magistrati che hanno indagato – Da sinistra: il pm Massimiliano Siddi, il procuratore capo Paolo Auriemma e la pm Chiara Capezzuto


Tre le parti civili: l’avvocato ed ex presidente del consiglio comunale Letizia Chiatti difesa dal collega Enrico Valentini e l’ex consigliere di maggioranza Marco Bruzziches con la moglie Anna Maria Formini, assistiti da Samuele De Santis.

De Santis ha voluto anzitutto ricordare il collega Stefano Falcioni, prematuramente scomparso a 69 anni lo scorso 19 novembre. “Era una causa cui Stefano teneva particolarmente, il che mi rende felice che sia stato raggiunto il suo obiettivo”, dice De Santis.

“Bene  – commenta il nuovo legale di Bruzziches e della moglie – bene, il decreto di citazione a giudizio diretto e motivato, che non condivide la decisione del gup di Viterbo, perché non è possibile dire che le dichiarazioni fatte durante la cena dagli imputati non siano minatorie, anzi sono minacce gravi”.


Viterbo - Udienza preliminare Frontini-Cavini - Da sinistra Letizia Chiatti, l'avvocato Stefano Falcioni, Marco Bruzziches, l'avvocato Enrico Valentini

Viterbo – Udienza preliminare Frontini-Cavini – Da sinistra Letizia Chiatti, l’avvocato Stefano Falcioni, Marco Bruzziches, l’avvocato Enrico Valentini


“Tre giudici d’appello hanno deciso per minatorie e gravemente minatorie. Una questione giuridicamente discutibile, umanamente deprecabile”, ci tiene a sottolineare De Santis, parlando di “danno umano” alle parti civili,

“Una decisione. che pone in risalto quanto è effettivamente successo – ribadisce l’avvocato Valentini, che assiste la parte civile Chiatti – innegabili le minacce, ma è il riconoscimento dell’aggravante a dare una luce diversa”. “Si è trattato in qualche modo – prosegue il legale – di un atto intimidatorio. Letizia resta amareggiata, ma è soddisfatta perché è stata riconosciuto il suo ruolo di persona offesa”,

“Per la corte d’appello la minaccia sussiste – ci tiene a dire Valentini – ed è pure aggravata, il che vuol dire un reato per cui si procede d’ufficio, per il quale non serve neanche la querela. In questo contesto Chiatti fa bene a mantenere il profilo basso che ha tenuto dopo la sentenza di primo grado, non commentando oggi come non ha commentato allora”.


Corte d'appello - Gli avvocati Enrico Valentini, Roberto Massatani e Samuele De Santis

Corte d’appello – Gli avvocati Enrico Valentini, Roberto Massatani e Samuele De Santis


Pronti ad affrontare il dibattimento gli avvocati della coppia Frontini-Cavini, ovvero i difensori Roberto e Francesco Massatani e Giovanni Labate. “Non c’è stata alcuna pronuncia di responsabilità. Semmai è stato finalmente chiarito che non c’è stata nessuna minaccia a corpo politico. Non ci spaventa il processo”, commenta Labate, che assiste Fabio Cavini.

“Nessun concorso e nessun concorso in minaccia a corpo politico – per il collega Roberto Massatani, che col figlio Francesco assiste la sindaca – ho sempre detto ‘al più una minaccia semplice’. Nel frattempo c’è la soddisfazione di avere visto cadere l’insussistente reato che era stato contestato a Chiara Frontini, così come secondo me è insussistente nei suoi confronti  l’accusa di concorso in minaccia grave oltre ad essere di per sè insussistente la gravità della minaccia”.

Silvana Cortignani


Corte d'appello - Gli avvocati Francesco Massatani e Giovanni labate

Corte d’appello – Gli avvocati Francesco Massatani e Giovanni Labate


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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