Civita Castellana – (sil.co.) – “Avevo scambiato l’auto dei carabinieri per un taxi”. Lo ha spiegato mercoledì in tribunale l’ex minorenne che aveva da poco compiuto quindici anni la sera del 15 settembre 2020 quando, verso mezzanotte, ha chiesto un passaggio ai militari che, increduli, lo hanno portato in caserma per chiamare i genitori, scoprendo che nello zaino aveva sette involucri di marijuana che disse di avere pagato 50 euro.
Carabinieri
In trasferta da Anguillara Sabazia a Civita Castellana, si era ritrovato da solo e col telefono scarico. “Ho avuto paura, ero spaventato”, ha spiegato al processo al presunto spacciatore, dicendo di essere venuto nella Tuscia con quattro amici nel primo pomeriggio, sull’auto guidata da uno di loro, che avrebbe conosciuto il pusher, intercettato in un bar del paese, con cui aveva preso appuntamento per comprare l’erba.
Tra molti vuoti di memoria e un paio di commenti ironici dell’imputato, difeso dall’avvocato Enrico Dionisi di Roma e subito ripreso dal giudice, il ragazzo, oggi ventenne, ha ricordato di avere fatto nome e cognome dell’imputato e di averne segnalato il teschio e la rosa tatuati sugli avambracci.
“Lo conoscevo, avevo già comprato erba da lui un anno prima a Tor Bella Monaca”, ha quindi aggiunto, rivelando a sorpresa un dettaglio inedito che, nel 2019, colloca il pusher su una delle più note e famigerate piazze di spaccio romane a vendere droga a un adolescente di 14 anni.
Non solo. Alla domanda perché fosse stato lasciato solo dai suoi amici, il ventenne ha risposto di essere rimasto in compagnia dell’imputato: “Siamo andati in un centro commerciale di Civita Castellana, dove abbiamo bevuto della birra. Pensavo di prendere un mezzo più tardi per tornare a casa, invece non c’erano e avevo il telefono scarico, per cui ho pensato a un taxi, invece erano i carabinieri”.
Al termine dell’udienza, il processo è stato rinviato per sentire due degli amici con cui il minorenne ha raggiunto Civita Castellana dal lago di Bracciano. L’imputato, attualmente detenuto, è stato riaccompagnato in carcere dalla polizia penitenziaria.
– Spaccia a minori al bar, pusher tradito da un telefono scarico e due tatuaggi
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
